27 MARZO: presentazione del libro “Sebben che siamo donne. Storie di rivoluzionarie”

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Venerdì 27 marzo ore 17.30

la Biblioteca Andrea Fisoni presenta:

“Sebben che siamo donne – Storie di rivoluzionarie”

Saranno presenti Paola Staccioli e Silvia Baraldini.  
Questo libro è nato per dare un volto e un perché a una congiunzione. Nel commando c’era anche una donna, titolavano spesso i giornali qualche decennio fa. Anche.
Un mondo intero racchiuso in una parola. A sottolineare l’eccezionalità ed escludere la dignità di una scelta. Sia pure in negativo.
Nel sentire comune una donna prende le armi per amore di un uomo, per cattive conoscenze. Mai per decisione autonoma. Al genere femminile spetta un ruolo rassicurante. In un’epoca in cui sembra difficile persino schierarsi «controcorrente», le «streghe» delle quali si racconta nel libro emergono dal recente passato con la forza delle loro scelte.
Dieci militanti politiche (Elena Angeloni, Margherita Cagol, Annamaria Mantini, Barbara Azzaroni, Maria Antonietta Berna, Annamaria Ludmann, Laura Bartolini, Wilma Monaco, Maria Soledad Rosas, Diana Blefari) che dagli anni Settanta all’inizio del nuovo millennio, in Italia, hanno impugnato le armi o effettuato azioni illegali all’interno di differenti organizzazioni e aree della sinistra rivoluzionaria, sacrificando la vita per il loro impegno.

 

Sebben

UN ASSAGGIO

Sebben che siamo donne non è un libro di storia, ma di storie. Raccontate dalla parte di chi le ha vissute. Cercando di ricostruirne il senso, i pensieri, l’azione. Si possono non condividere le scelte di queste donne. Ma sicuramente sono interne al lungo percorso di progresso ed emancipazione sociale del proletariato e delle masse popolari. Sono parte di noi. Di chi nel mondo si batte per una società senza classi. Queste affermazioni a molti non piaceranno. Non è strano. Finché il divenire storico sarà caratterizzato dalla lotta tra le classi, la memoria non potrà essere condivisa. Ma nemmeno deve trasformarsi in un angolo idilliaco in cui rifugiarsi. Il paradiso degli ideali perduti. Dei pensieri cristallizzati. Deve essere libera da acritiche esaltazioni come da aprioristiche scomuniche. Il passato è materia viva, da modellare al presente. Della lotta armata degli ultimi decenni in Italia si è parlato e scritto molto. Eppure la vastissima produzione bibliografica sembra essere inversamente proporzionale alla chiarezza. Come ogni fenomeno scomodo viene rimosso o mistificato. Oppure l’analisi è costellata da interessate dietrologie. I più sono schierati in una difesa tout court dello Stato. I protagonisti di allora sono spesso influenzati dalle scelte successive. Altri sembrano sentirsi obbligati a ribadire continui distinguo nel timore di finire inchiodati in una accusa di complicità. O fuori dal mercato editoriale. Il nostro recente passato è blindato persino nella definizione. Anni di piombo. Inizialmente indicava la repressione di Stato, le carceri che seppellivano gli oppositori. Presto è stata generalizzata. Una semplificazione che distorce la realtà. Identifica due decenni con una fenomenologia. Quella della violenza, che lasciando lacerazioni profonde e ferite ancora aperte tende a oscurare i contenuti. Le ragioni di un periodo caratterizzato da forti spinte ideali. In cui la lotta armata si è inserita come rottura radicale ma interna alle aspirazioni di cambiamento. Le storie del libro non sono solo dieci, in realtà. Perché c’è anche un’esperienza politica raccontata direttamente dalla protagonista. Nella sua testimonianza, Silvia Baraldini ripercorre il contesto, le ragioni, le modalità della sua militanza clandestina negli Stati Uniti degli anni Settanta. Un’italiana dall’altra parte dell’oceano, ma nel centro dell’impero. Un impero che opprimeva e opprime popoli, oltre che classi al suo interno. Una scelta di classe e internazionalista. A chiudere, le schede delle organizzazioni o aree di riferimento delle dieci donne. Per contestualizzare le biografie e fornire un primo stimolo per un approfondimento. Se è vero che oggi la dimensione collettiva è in parte sbiadita, che l’individualismo calpesta identificazioni e tensioni al cambiamento, è anche vero che l’aspirazione a vivere in un mondo in cui sia superata la sempre più accentuata disparità delle ricchezze è assolutamente attuale e presente nell’oggettività storica. Sebben che siamo donne vuole contribuire alla riflessione per comprendere come il nostro recente passato, usando le parole di Jacques Le Goff, possa «avere ancora un bell’avvenire».

AUTORE: Paola Staccioli

Paola Staccioli ha pubblicato libri su storia e tradizioni romane. Gli ultimi: 101 donne che hanno fatto grande Roma (Newton Compton 2011) e Fatto a mano. Aneddoti, curiosità e leggende per un’insolita storia di Roma e dei suoi mestieri (Iacobelli 2012). Ha ideato e curato quattro raccolte di racconti di scrittori italiani sulle lotte sociali e politiche: In ordine pubblico; Piazza bella piazzaLa rossa primaveraPer sempre ragazzo.

Intervista a Paola Staccioli: http://www.radionotav.info/?p=299

RASSEGNA STAMPA:

Su «Sololibri.net» la recensione di Mario Bonanno al libro di Paola Staccioli, “Sebben che siamo donne” – 31 gennaio 2015
Recensione di Nunzio Festa al libro di Paola Staccioli, “Sebben che siamo donne” – 17 febbraio 2015
Recensione di Vincenzo Scalia al libro di Paola Staccioli “Sebben che siamo donne” – da «il manifesto», 11 marzo 2015
Recensione al libro di Paola Staccioli, “Sebben che siamo donne. Storie di rivoluzionarie” – da lenius.it, 8 marzo 2015

Al termine della presentazione aperitivo a offerta per copertura spese iniziativa.

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