IN DIFESA DI DUE SFRATTATI AL CEP 18/02

LUNEDÌ 18 FEBBRAIO ALLE ORE 8 POTERE AL POPOLO! PISA DI NUOVO AL CEP PER DIFENDERE DUE SFRATTATI

Dal febbraio del 2018 seguiamo la vicenda di due persone sotto sfratto in Via Pierin del Vaga 29. La loro condizione è ben conosciuta dall’Apes, dai servizi sociali e dall’Assessora alla casa del Comune di Pisa. Al di là della loro situazione di “abusivi” a causa della morte dei genitori locatari, tutte e due le persone non si possono permettere, per motivi economici, una nuova abitazione ai costi del cosiddetto “mercato libero”, con affitti che superano i 600 euro mensili di base.

La realtà evidenzia quanto sia distante la legalità imposta dai governi nazionali e locali (di centrodestra e di centrosinistra) dalla giustizia sociale. Se le leggi non corrispondono ai bisogni reali delle persone occorre cambiarle, proponendo alternative concrete.

 

A PISA L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DEVE:

 

·      METTERE A DISPOSIZIONE SUBITO LE 290 CASE POPOLARI LASCIATE VUOTE (DUE DI QUESTE PROPRIO NEL PALAZZO DOVE ABITANO I DUE SFRATTATI),

 

·      RISTRUTTURARE LE DECINE DI PALAZZI PUBBLICI ABBANDONATI PER RICAVARCI ABITAZIONI,

 

·      IMPORRE AI PALAZZINARI PREZZI CALMIERATI DEGLI AFFITTI,

 

·      REQUISIRE LE OLTRE 4.000 CASE SFITTE E METTERLE A DISPOSIZIONE DI CHI HA BISOGNO.

 

Proposte facilmente realizzabili se esistesse una volontà politica coerente.

 

A Pisa le case ci sono per tutti, ma centinaia di famiglie vivono l’incubo dello sfratto, altre centinaia sono costrette alla coabitazione, alle roulotte, ai dormitori, oppure a mangiare una volta al giorno per pagare l’affitto.

 

Per cambiare le leggi occorre la forza della ragione e dell’organizzazione. Per questo chiamiamo i bisognosi di casa ad unirsi a noi in questa lotta, a partire dalla difesa di chi rischia lo sfratto.

 

Lunedì 18 febbraio alle ore 8 saremo di nuovo in Via Pierin del Vaga a difendere Luca dal tentativo di sfratto e a chiedere una proroga, in attesa di una soluzione definitiva per lui, ma anche per coloro che vivono la sua stessa condizione.

 

CHI È A RISCHI SFRATTO, CHI HA BISOGNO DI SOSTEGNO PER MANCATE MANUTENZIONI DELLE ABITAZIONI POPOLARI O ALTRO SI PUÒ RIVOLGERE A NOI, CHIAMANDO IL 3347850026

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Come funzionerà il Reddito di Cittadinanza?…parliamone

REDDITO DI CITTADINANZA
che cos’è e come funziona, perché non ci piace, che cosa proponiamo.

Ne parliamo con Guido Lutrario Federazione del Sociale USB
Introduce Cinzia Della Porta Esecutivo nazionale USB

Il presidente dell’INPS Boeri ha voluto lanciare un velenoso messaggio al governo Conte in occasione dell’audizione al Senato per il decreto sul reddito di cittadinanza. “Il problema è che il RdC – ha argomentato Boeri – fissa un livello di prestazione molto elevato per un singolo” e che il “45% dei dipendenti privati nel Mezzogiorno ha redditi da lavoro netti inferiori a quelli garantiti dal RdC a un individuo che dichiari di avere un reddito pari a zero”. In sostanza Boeri sta suggerendo al governo di abbassare la soglia dei 780 euro, che è la somma che un single può arrivare a percepire se dimostra di non avere redditi e di vivere in affitto. Il problema del presidente dell’INPS è l’effetto di “scoraggiamento al lavoro” che avrebbe il RdC, soprattutto al sud.
Il primo obiettivo della provocazione di Boeri è quello di influenzare le scelte, che sembrano inevitabili, relative alla spesa complessiva sul RdC. In base ai calcoli dell’INPS infatti la platea dei beneficiari del RdC sarà di 2,4 milioni di persone (secondo l’ISTAT saranno invece 2,7) per una spesa complessiva di 8,5 miliardi, di gran lunga superiore a quella stanziata dal governo Conte sia per il 2019 (6 miliardi) sia per gli anni seguenti (7,5 per il 2020, ecc). Boeri sta quindi suggerendo al governo di abbassare il contributo alle famiglie monoparentali per restare dentro la spesa stanziata ed evitare così di danneggiare le aziende che remunerano i loro dipendenti con salari inferiori a 780 euro mensili!
La questione però è più complessa e non si limita alla sola spesa prevista dal governo per il RdC. La posta in gioco è il livello dei salari nel nostro paese.
Restiamo per un attimo ancora al tema della povertà, che è poi l’oggetto specifico del provvedimento sul RdC. Eurostat, che è l’ISTAT europea, ad ottobre aveva diffuso i dati relativi al 2017, che sono gli ultimi disponibili, dai quali emergeva come l’Italia fosse il paese europeo con il più alto numero di persone a rischio povertà o esclusione sociale, ben 17milioni e 400mila, pari al 28,9% della popolazione, in forte crescita rispetto al 2008 quando erano ancora 15milioni. Di questi, ci dice l’ISTAT, 5milioni e 58mila persone sono in condizioni di povertà assoluta, cioè con capacità di “spesa per consumi pari o inferiore a quella stimata come minima necessaria per acquisire un paniere di beni e servizi (…) considerato essenziale per uno standard di vita minimamente accettabile” (ISTAT audizione al Senato 4 febbraio 2019).
Siamo quindi il paese europeo con più poveri e con una misura appena introdotta – il RdC – che riuscirà a coprire soltanto la metà circa dei poveri assoluti (2milioni e 700mila nella migliore delle ipotesi a fronte di più dei 5milioni calcolati dall’ISTAT). Eppure la preoccupazione del presidente Boeri è lo “scoraggiamento al lavoro”.
Così Boeri, sia pure involontariamente, ha finito per toccare l’argomento tabù quando si parla di povertà, e cioè che non basta trovare un lavoro per avere di che vivere. Sempre secondo Eurostat i working poor sono in Italia l’11,7 della forza lavoro. Vuol dire che 12 lavoratori su 100 pur percependo un salario sono a rischio povertà, e che pertanto ci sono in Italia circa 2,7milioni di lavoratori poveri. Ad essere più esposti sono ovviamente i part-time e chi ha un impiego temporaneo.
Ma la crescita del lavoro povero è solo un aspetto della più generale tendenza alla riduzione della quota salari sul PIL. In Italia si è passati dal 69,4 del lontano 1960 al 60,6 del 2016, considerando nella quota salari anche i compensi dei CEO e dei top manager superpagati anche mille volte il salario dei propri dipendenti. La distribuzione della ricchezza si è quindi spostata nel nostro paese dalla retribuzione del lavoro verso la rendita e il profitto.
È il rapporto dell’ILO Global Wage Report 2014/15 che mostra come questa tendenza alla perdita di terreno del lavoro rispetto al capitale abbia un carattere globale e presenti però in Italia una particolare intensità. Il costo del lavoro (salari e contributi previdenziali versati dai datori di lavoro, integrato da una stima del reddito dei lavoratori autonomi) subisce un forte calo in tutto l’occidente con punte massime negli USA, in Giappone e in Italia, che è l’unico paese dove si registra un crollo di addirittura 9 punti percentuali.
La soluzione di comodo escogitata di fronte a tanta evidenza empirica è quella di scaricare sulla collettività (spesa pubblica) gli eventuali aumenti salariali, attraverso la riduzione della contribuzione per le imprese. Un modo per fingere di cambiare qualcosa, lasciando inalterata l’attuale iniqua distribuzione della ricchezza. È a questo infatti che allude Orioli sul Sole 24 ore del 6 febbraio, suggerendo a Cgil, Cisl, Uil e Confindustria di incamminarsi su questo crinale per stringere ulteriormente il loro Patto per la fabbrica e rispondere alle preoccupazioni di Mario Draghi sulla “debole dinamica delle buste paga italiane”.
Noi abbiamo invece un’idea completamente diversa su come affrontare il gap salariale del nostro paese. Innanzituttointroduzione di un salario minimo mensile per legge, che rispetti il dettato costituzionale – art. 36 Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa – ed impedisca la proliferazione di contratti nazionali di comodo. Stop al part time obbligatorio ed ai contratti flessibili. E sul piano dell’azione sindacale, piattaforme rivendicative in occasione dei rinnovi contrattuali, che consentano il recupero del tanto terreno perso in questi anni.
Sul fronte della povertà e quindi del reddito c’è bisogno di un forte rilancio dell’iniziativa pubblica, soprattutto in quei settori dove il mercato è meno interessato e che invece sono di grande utilità sociale e ambientale. Un solido sistema di servizi costituisce una condizione essenziale per contrastare le disuguaglianze sociali. Un Piano straordinario di assunzioni nella Pubblica Amministrazione, non solo per recuperare il forte gap con gli altri paesi, ma anche per rimettere in sesto zone e settori dell’economia quasi completamente abbandonati.
Qualcuno dirà: ma dove prende l’Italia i soldi per fare tutto questo? Da quelli che ce li hanno rubati in questi anni, risponde l’USB.




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Pieno sostegno di Potere al Popolo agli studenti pisani che occupano e scendono in piazza per la sicurezza negli Istituti e contro le politiche governative.

Anche a Pisa inizia a muoversi qualcosa di importante nelle scuole medie superiori, come da alcuni mesi sta succedendo in tutto il paese.

Nella nostra città La protesta è cominciata con la mobilitazione all’Istituto Tecnico Industriale Santoni, dove alcuni giorni fa la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la rottura dell’impianto di riscaldamento.

Riscaldamenti non funzionanti, aule, laboratori e servizi fatiscenti, ma anche insicurezza per un futuro lavorativo che è sempre più evanescente, hanno portato naturalmente a legare la protesta specifica a quella contro le istituzioni locali e nazionali, quel “governo del cambiamento” che, in continuità con il governo precedente, con l’ultima manovra finanziaria toglie ulteriori risorse alla scuola pubblica.

La “sicurezza” per questi governanti non è per le scuole, dove gli studenti perdono la salute e alle volte la vita, ma contro i poveri, i migranti e chi lotta per i propri diritti. A quasi un anno dalle elezioni di marzo 2018 l’unico provvedimento finanziato profumatamente è il cosiddetto “decreto sicurezza”. Lo si è visto anche di fronte al Comune di Pisa, dove il Sindaco Conte ha chiuso le porte agli studenti e chiamato la polizia per allontanarli in malo modo.

La lotta degli studenti pisani si lega alle mobilitazioni che negli ultimi mesi hanno visto scendere in piazza migliaia di studenti a Livorno, Firenze, Roma, Bologna, Torino e in altre città contro l’alternanza scuola / lavoro, le operazioni repressive dentro vari istituti scolastici e per la vera sicurezza, quella del diritto allo studio per tutti, in edifici efficienti. Un buon inizio 2019, che deve vedere tutto il mondo della scuola, dell’università e del lavoro scendere in piazza contro il governo gialloverde, al servizio dei diktat dell’Unione Europea.

Potere al Popolo! è al fianco degli studenti e si mette a disposizione, a Pisa come in tutto il paese, delle loro rivendicazioni.

Potere al Popolo! Pisa

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Potere al Popolo! Pisa a fianco dei lavoratori AVR

I DIPENDENTI AVR NON SONO SOLI!

Potere al Popolo! Pisa al fianco della lotta dei lavoratori dell’igiene urbana di Pisa e provincia.

Le recenti denunce dei lavoratori USB Igiene ambientale Pisa sull’operato dell’Azienda AVR smascherano una situazione lavorativa insostenibile, che dura oramai da anni, nonostante richieste, rivendicazioni, lotte ma anche denunce alla procura della Repubblica, all’Ispettorato del Lavoro, alle forze dell’ordine e alla locale ASL. L’atteggiamento di patente illegalità da parte dell’azienda nasconde la classica logica capitalistica di massimizzare i profitti per i padroni e di socializzare le perdite, riversandole sulle spalle dei lavoratori e della cittadinanza.

I dipendenti AVR sono costretti a lavorare in condizioni proibitive in termini di vivibilità degli ambienti lavorativi, (rischi biologici, insalubrità degli spogliatoi, mancanza di impianti di riscaldamento nelle mense, mancanza di lavaggio degli indumenti di lavoro), di mezzi di lavoro (macchinari obsoleti, privi della manutenzione minima su ruote, sistemi frenanti e segnaletica), di quantità di lavoratori impiegati e di tempi di lavoro, con turni che arrivano a toccare le 12 ore continuative, con mansioni che dovrebbero vedere l’impiego di minimo due lavoratori svolti da uno solo, mentre il turn over è bloccato e quindi si perdono posti di lavoro.
Le conseguenze immediate di questa volontaria incuria da parte dell’azienda ha portato ad un aumento degli infortuni sul posto di lavoro, degli incidenti su strada, dello stress psicofisico delle maestranze.

Altro attacco ai lavoratori è sulla loro condizione economica. Una gestione evidentemente fallimentare da parte dei vari Consigli di Amministrazione che si sono succeduti nella gestione di questa azienda, ha portato recentemente anche a forme di appropriazione indebita dei soldi dei lavoratori, come denunciato dai delegati USB, al fine di utilizzarli per risanare il dissesto aziendale.
Le conseguenze di queste politiche per la cittadinanza sono una diminuzione progressiva della qualità e della quantità dei servizi erogati, un rischio costante indotto dalla precarietà dei mezzi meccanici e di trasporto con i quali gli operatori AVR sono costretti a lavorare, un aumento dei costi del servizio per coprire i buchi di bilancio.

La responsabilità ultima di questa situazione, che si ripropone in ogni città del paese, ricade completamente sui governi e sulle amministrazioni locali che seguono le indicazioni dell’Unione Europea, la quale impone tagli sempre più forti ai servizi e privatizzazione delle aziende pubbliche, precedentemente sotto il controllo delle Regioni, delle Provincie e dei Comuni. L’attuale “governo del cambiamento” sta seguendo esattamente la solita strada dei precedenti, piegandosi ai diktat dell’UE. Le promesse elettorali si sciolgono una ad una come neve al sole. Le uniche politiche realizzate ad oggi, con il “decreto sicurezza”, sono contro poveri, richiedenti asilo, lottatori sociali, sindacali e politici, al fine di reprimere chi denuncia situazioni come quella della AVR di Pisa.

Le politiche di privatizzazione sono fallite, come dimostra l’esperienza AVR, ma non solo. I 43 morti sotto il ponte di Genova attendono ancora giustizia, mentre il governo gialloverde non parla più di ri-nazionalizzazione del sistema autostradale e non attacca più la famiglia Benetton, proprietaria di Autostrade Spa.

La “giunta del cambiamento”, insediatasi recentemente al Comune di Pisa, che dice di fronte a questa gestione vergognosa di AVR e dell’igiene urbana in città? in attesa di risposte concrete, Potere al Popolo! Pisa si mette decisamente al fianco dei lavoratori AVR e dell’Igiene Ambientale.




La posizione di Potere al Popolo! Pisa sulla vicenda “Normale” e sull’istituzione dell’ennesima Scuola d’eccellenza.

Come è ormai noto, la querelle sollevata — a ragione — dall’Assemblea dei ricercatori, degli assegnisti e del personale tecnico-amministrativo nei confronti dell’ormai ex-Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, Vincenzo Barone, è giunta al suo epilogo. Ricorrendo ad una mozione di sfiducia (come ratificato poi in una nota del Senato Accademico), buona parte delle componenti interne alla Scuola ha indotto il Direttore a rassegnare le sue dimissioni. Aspetto cruciale della controversia è stato il mancato coinvolgimento delle parti interessate al processo consultivo riguardante il progetto della creazione di una ennesima Scuola d’Eccellenza, “succursale” meridionale della Normale pisana.

Il vero punto politico di tutta la questione però — a cui nessuna testata giornalistica (1) ha dato alcuna rilevanza specifica facendo torto alle ragioni dei tanti studenti, ricercatori, docenti e tecnici amministrativi contrari — era e continua ad essere l’appropriatezza o meno di un progetto di tale portata. A fronte di una tendenziale e ormai cronica decrescita finanziaria deli atenei, l’attuale Legge di Bilancio 2019 destina un tiepidissimo aumento dello 0,5% dei fondi (FFO) destinati a tutte le Università (40 milioni di euro nel 2019) mentre arriva a stanziare 50 milioni per la sola Scuola Superiore Meridionale con sede a Napoli (93 milioni spalmati fino al 2025). Una scelta politica questa coerentemente in linea con quanto fatto dai governi precedenti, la quale alimenta la logica dell’eccellenza ed aumenta la polarizzazione tra Atenei di serie A e di serie B (2-3).

Anche questo governo infatti conferma di voler affrontare l’ormai cronica condizione emergenziale degli atenei italiani con interventi di spending review, compromettendo offerta formativa, didattica e diritto allo studio di milioni di studenti, salvando però con finanziamenti ad hoc la formazione d’eccellenza di quella che viene definita la “futura classe dirigente”. Un processo di élitarizzazione accademica questo alimentato anche e soprattutto dall’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario) che importa all’interno della massima istituzione scientifica e culturale del Paese logiche aziendalistiche di meritocrazia, efficienza e competitività ai fini dei ranking nazionali ed internazionali e del meccanismo premiale nella concessione dei finanziamenti.

Va anche detto però che il sistema dell’Alta Formazione riconosce ancora una centralità del pubblico, anche se sappiamo bene come all’interno della cornice dei Trattati europei il termine “pubblico” non sia necessariamente sinonimo di “interesse collettivo per il bene comune”. In questo caso il pubblico, cioè lo Stato, scegliendo di sostenere finanziariamente pochi centri di eccellenza iper-specialistici squalifica tutti quegli atenei non direttamente funzionali alle esigenze produttive del mercato capitalistico europeo.

Risultano inoltre ancora inevasi i dubbi sulle future ricadute del progetto sia sul sistema universitario del Sud sia sulla specifica Università Federico II di Napoli che, come descritto nella Legge di Bilancio (art.1, comma 214), dovrà assicurare un supporto amministrativo e logistico alla Scuola Superiore Meridionale per i primi 3 anni di avvio. Atenei napoletani (Federico II insieme all’Orientale e a Parthenope) che da alcuni anni non riescono nemmeno più a garantire l’erogazione delle borse di studio o l’assegnazione di residenze universitarie sicure e a norma di legge.

Quanto emerso a Pisa con la vicenda della Scuola Normale Superiore riaccende dunque l’attenzione sulla necessità di invertire la rotta della politica universitaria per come è stata concepita dai governi degli ultimi 30 anni. E questo può avvenire solo redistribuendo equamente adeguati finanziamenti tanto alle Università del Nord quanto a quelle del Sud. L’Italia è uno dei paesi europei che investe di meno in Università e Ricerca (solo lo 0,16% del PIL) e con il numero più basso di laureati. Solo aumentando i finanziamenti di 40 volte tanto quanto stanziato dagli ultimi governi sarà possibile rilanciare l’Istruzione e la Ricerca per dare risposte concrete anche ai tanti ricercatori e docenti precari.

Non intendiamo invece spendere alcuna parola sul grottesco e ridicolo teatrino sollevato dalla Lega in merito al presunto brand pisano se non che dire che “l’unico pericolo sociale è l’ignoranza”. Tutta in dote a chi governa oggi la nostra città e il nostro Paese.

 

(1) A parte questa: https://ilmanifesto.it/caos-alla-normale-di-pisa-si-dimette-il-rettore-criticato-dagli-studenti/.

(2) https://www.facebook.com/notes/assemblea-degli-studenti-della-scuola-normale/non-vogliamo-essere-una-cattedrale-nel-deserto/217668275815712/

(3) http://noirestiamo.org/2018/07/24/silenzio-degli-atenei/.




Franco Serantini. Un esempio di antifascismo militante contro il fascismo di oggi

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Il 7 maggio 1972 l’anarchico Franco Serantini moriva nel carcere di Don Bosco, dopo essere stato colpito a morte dalla polizia mentre si opponeva a un comizio fascista. Due giorni prima, il 5 maggio, Franco partecipava al presidio antifascista indetto a Pisa contro il comizio dell’ex federale fascista Niccolai, dell’allora Movimento Sociale Italiano.

Il presidio fu duramente attaccato dalla polizia. Franco fu circondato da un gruppo di celerini, sul lungarno Gambacorti, e pestato a sangue. Trasferito al carcere di Don Bosco dove, il giorno dopo, fu sottoposto a un interrogatorio, durante il quale manifestò uno stato di malessere generale che il Giudice e il medico Mammoli del carcere non giudicano serio. Il 7 maggio va in coma e muore. Il pomeriggio dello stesso giorno le autorità del carcere cercarono di ottenere dal Comune di Pisa l’autorizzazione al trasporto e al seppellimento del cadavere in incognita. Franco Serantini era un “figlio di nessuno”, quindi il tentativo fu di seppellirlo in incognito.

L’ufficio del Comune negò l’autorizzazione e la notizia della sua morte si diffuse in tutta la città. Poche righe, per ricordare un compagno, un amico, un giovane di vent’anni al quale la polizia di Stato strappò la vita per difendere i fascisti. La sua morte fa parte di quell’interminabile serie di omicidi di Stato impuniti che hanno insanguinato e insanguinano le strade, le piazze e le carceri italiane. Ricordare Franco Serantini significa onorare l’impegno di un compagno che si batté con estrema determinazione contro il fascismo, perfettamente cosciente – come tutti i suoi compagni di quel giorno – dei pericoli che correva a scendere in piazza.

Lo ricordiamo in un momento storico nel quale il fascismo si è riaffacciato con violenza in tutto il continente, grazie alle politiche di un’Unione Europea che non si fa scrupoli ad addestrare, finanziare e usare nazi – fascisti, fondamentalisti e reazionari di ogni risma per strappare territori e risorse ai paesi che la circondano. Si è visto in Ucraina con il golpe del 2014, pianificato per anni dall’Unione Europea, in alleanza/competizione con gli Stati Uniti. In quello scenario i nazisti di Pravji Sektor e di Svoboda hanno avuto un ruolo centrale, nei giorni di Piazza Maidan, poi nel nuovo governo e nell’esercito regolare. La conseguenza è stata la disgregazione del paese, migliaia di vittime civili, la fine delle libertà democratiche, con la messa fuori legge del Partito Comunista, centinaia di prigionieri politici e giornalisti torturati. Ma il pericolo fascista ha da tempo attecchito in tutta Europa, a causa delle feroci politiche economiche imposte dalla Troika europea. Nei paesi baltici e dell’Est, in Grecia, in Austria, in Francia ma anche nei paesi del Nord Europa movimenti e partiti xenofobi, razzisti, che fanno riferimento alle farneticazioni e alle pratiche bestiali del nazi-fascismo, acquistano consensi e forza elettorale.

In Italia il fascismo non è stato mai veramente sradicato, godendo sin dall’immediato dopoguerra di coperture istituzionali e atlantiche. Da molti anni i fascisti godono anche di un revisionismo storico costruito e fomentato da partiti e intellettuali una volta di sinistra, riconvertitisi poi al più bieco turbo-liberismo. Il PD di oggi è la risultante finale di questa lunga metamorfosi revisionista, di cui Bersani, Poletti, Napolitano, Renzi e tutto l’attuale gruppo dirigente sono il mostruoso prodotto. Da Luciano Violante, che nel 1996 equiparò i partigiani ai “ragazzi di Salò”, al Presidente del Parlamento Europeo, il PD Gianni Pittella, che nel gennaio 2014 in piazza Maidan tenne un comizio sul palco dei nazisti di Svoboda, possiamo osservare l’arco di un revisionismo finalizzato a governare gli ascari di oggi, fascisti e reazionari da sempre al servizio degli interessi del grande padronato, che oggi si chiama Finmeccanica, ENI, FCA (FIAT), Confindustria e sistema bancario/finanziario.

In una fase di crisi sistemica del capitalismo com’è quella nella quale viviamo, il fascismo torna così ad avere una sua potenziale funzione “storica”. Ricordare Franco Serantini non è quindi un rito, tantomeno un atto formale, ma un impegno contro il fascismo di oggi e i padroni che lo riabilitano e fomentano. Il suo sacrifico è un insegnamento e un monito per tutti gli antifascisti, i democratici, i comunisti, a continuare la lotta a morte contro il fascismo, al quale non è possibile dare requie, perché esso non la darà a noi.

Rete dei Comunisti – Pisa

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Con la Palestina nel cuore

In queste ore drammatiche per la popolazione palestinese, diffondiamo un comunicato sulla recente mobilitazione svoltasi a Pisa all fianco di un popolo martoriato da più di 60 anni dalle politiche criminali dello stato di Israele, finanziato, sostenuto e protetto da USA e Unione Europea.

Gerusalemme, 18 luglio 2014, Nena News – Una pioggia di fuoco si è abbattuta per tutta la notte sulla Striscia di Gaza, colpita dall’aviazione, dalla marina e dalla fanteria israeliane. Dalle 22 (21 italiane) di ieri sera, dopo l’inizio dell’offensiva via terra, alle 6 (5 italiane) di stamattina sono rimaste uccisi 13 palestinesi, tra cui diversi bambini. – See more at: http://nena-news.it/gaza-diretta-ieri-israele-ha-iniziato-loffensiva-via-terra-undicesimo-giorno-di-combattimenti/#sthash.XLudWJJQ.dp

Secondo gli ultimi dati, le vittime palestinesi di “Barriera Difensiva” sono oltre mille, in maggioranza bambini,  donne e  anziani.

Con l'”invasione di terra” di una striscia di terra equivalente alla grandezza dell provincia di Pisa, i morti si moltiplicano, trasformando quell’inferno di terra in un macello a cielo aperto. Le vittime israeliane al momento sono 37, di cui 34 militari.  In questo video gli aerei israeliani che bombardiano Gaza: http://contropiano.org/video/item/25263-cosi-bombardano-gaza

Circolo agorà Pisa www.agorapisa.it  Pisa: In tanti al presidio in solidarietà con il popolo palestinese, contro Israele e i suoi alleati in Italia e in Occidente. Anche a Pisa, come in molte altre città italiane e del mondo, la solidarietà con il popolo palestinese è scesa in piazza. http://www.retedeicomunisti.org/index.php/interventi/532-pisa-in-tanti-al-presidio-in-solidarieta-con-il-popolo-palestinese  Realtà diverse si sono incontrate in piazza XX settembre, accomunate dalla condanna del regime sionista di Israele, che per l’ennesima volta è impegnato nel macellare centinaia di civili inermi a Gaza, da oltre 50 anni costretti in una prigione a cielo aperto, dove due milioni di vivono in uno spazio geografico talmente angusto da trasformare quella striscia di terra la più popolata al mondo. Durante lo svolgimento del presidio, che ha visto la presenza di oltre cento persone, hanno partecipato e preso la parola rappresentanti delle locali comunità palestinese, araba e senegalese, esponenti del Partito di Lotta Progressista Tunisino, della Rete dei Comunisti, del PCL e del PRC , della lista Una Città in Comune, del Municipio dei Beni Comuni, di Rebeldìa, di Un Ponte Per, della campagna BDS, dell’Unione Sindacale di Base e di altre realtà politiche e sociali. Grande la rabbia e a tratti lo smarrimento che trapelava dagli interventi, di fronte alla ferocia dell’esercito e dei coloni sionisti, impegnati nel distruggere vite palestinesi e ad applaudire alle esplosioni notturne dalle alture dell’insediamento illegale di Sderot, come riportato da Allan Sørensen, corrispondente per il Medio Oriente del quotidiano danese Kristeligt Dagblad. Forte l’indignazione e la condanna di fronte al cinismo e all’ipocrisia dei mass media e delle diplomazie italiane e occidentali, impegnate a distorcere la realtà per sostenere attivamente l’alleato israeliano, impegnato nella mattanza e nella distruzione della Palestina.

L’impegno con il quale ci siamo lasciati al termine del presidio è di mantenere alta l’attenzione e la mobilitazione nei prossimi giorni, non facendo mancare la solidarietà attiva al popolo palestinese e rilanciando le campagne di denuncia e boicottaggio di Israele sui nostri territori.

Rete dei Comunisti – Pisa contropiano.pisa@virgilio.it   cell. 3384014989 www.retedeicomunisti.org www.contropiano.org Profilo facebook RETE DEI COMUNISTI PISA