Il massacro di Parigi e l’appello all’unità europea

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Non scendiamo in piazza con chi da 25 anni diffonde guerra, disperazione e odio dentro e fuori i propri confini.‏

I popoli d’Europa sono in questo momento sottoposti a un vero e proprio bombardamento, che li stringe tra l’incudine di gruppi fondamentalisti e il martello di mass-media e governi. La posta in gioco è la lettura e la gestione di un episodio di guerra.

Le ultime vittime di questa guerra, che dura da 25 anni, sono i giornalisti di Charlie Hebdo, tre poliziotti e quattro civili francesi, oltre ai tre feroci esecutori materiali del massacro.
L’altra vittima è la verità su quegli eventi sconvolgenti, che oggi insanguinano Parigi e la Francia.
La distruzione d’interi paesi – Iraq, Jugoslavia, Afghanistan, Libia, Siria, Ucraina, Palestina – rimangono fuori dal contesto e dalla lettura dell’attacco nel cuore della Francia, come se gli eventi che si susseguono avessero origine eminentemente in un “fondamentalismo” generato da una religione che si dipinge più perversa di altre.
Noi ci rifiutiamo di allinearci dentro questa lettura della realtà, imposta dalla martellante campagna mediatica in corso, che spinge ad una “unità nazionale/europea” totalmente innaturale.
Non marceremo con chi – dagli scranni dei governi e da moltissime redazioni giornalistiche e televisive – dal 1991 (prima aggressione all’Iraq) da una parte invia armi e truppe nei vari fronti di guerra, dall’altra legittima ideologicamente un massacro costato la vita a centinaia di migliaia di persone (in maggioranza assoluta civili) in quelle terre martoriate.
I fondamentalisti che oggi colpiscono nel cuore delle capitali occidentali sono stati nel tempo foraggiati e addestrati dalle diplomazie e dai servizi segreti dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e dei loro alleati nel Golfo Persico (Arabia Saudita, Qatar, Emirati) per essere utilizzati in tutti i paesi dove quotidianamente fanno strage di civili. Oggi alcune di queste “macchine da guerra” tornano nei paesi d’origine, vomitando un piccolissimo frammento di quella morte e distruzione nelle nostre città.
Come uscire da questa pericolosissima spirale? Crediamo sia necessario innanzitutto individuare i responsabili politici della carneficina in corso.
Gli esecutori materiali sono facilmente arruolabili nel mare di disperazione determinato dalle aggressioni militari, dalla disoccupazione di massa, dalla marginalità imposte da un modello economico incapace di uscire da una crisi sistemica.
Occorre quindi lottare in forma organizzata contro mandanti ed esecutori di questa barbarie in atto, con l’obiettivo di invertire totalmente indirizzo alle politiche interne ed estere dell’Unione Europea, cacciando così indietro ogni rigurgito fondamentalista, bellicista, xenofobo e razzista.
Solo con politiche di solidarietà attiva e d’integrazione economica paritetica con i paesi che ci circondano, di rifiuto del mercantilismo come parametro di gestione dell’economia potremo invertire la spirale di morte in atto.
Non vediamo altro modo per risolvere alla radice un dramma che altrimenti porterà sempre più odio disperazione e guerra nelle nostre strade, piazze e luoghi di lavoro.

Ieri a Parigi si è svolta una marcia che ha visto sfilare i capi di governo di tutta l’Europa occidentale.

Esprimiamo la nostra totale solidarietà alla redazione di Charlie Hebdo e alle vittime dell’ultimo massacro, ma non condividiamo quella parata.

Vogliamo invece dedicare questa poesia di Bertoldt Brecht alla marcia dell’Unione Europea:

“Al momento di marciare molti non sanno 
che alla loro testa marcia il nemico. 
La voce che li comanda 
e’ la voce del loro nemico. 
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico”.

Circolo agorà Pisa
www.agorapisa.it

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