“‘I mercati insegneranno agli italiani come votare”

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dal sito della Rete dei Comunisti:

“I mercati insegneranno agli italiani a votare nel modo giusto” – Gunther Oettinger, Commissario dell’Unione Europea

“Anche con la Grecia di Tsipras fu difficile, ma poi ci accordammo” – Angela Merkel, presidente del governo della Repubblica Federale Tedesca
E’ di questo che stiamo parlando quando denunciamo l’incredibile comportamento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha osato bloccare la formazione di un governo perché uno dei ministri era inviso ai mercati e all’establishment europeo in quanto potenzialmente – potenzialmente! – euroscettico.
 
Poco importa se alcuni leader politici – Salvini in testa – ricercassero il fallimento del governo Conte per trarne vantaggi politici ed elettorali. Ciò che importa è la motivazione che ha spinto Mattarella a comportarsi come nessuno dei suoi predecessori si era mai comportato. Non è per sentimento democratico e antifascista che ha agito il Presidente della Repubblica, come crede una parte sempre più ingenua e sprovveduta di un popolo della sinistra con lo sguardo rivolto ad un passato che non esiste più. Il problema, come ha candidamente spiegato lo stesso Mattarella, era rappresentato dal fatto che l’esecutivo in questione avrebbe potuto – pur non dichiarandolo nel proprio programma – realizzare delle politiche in contrasto con quelle dettate dalla Commissione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dai Trattati.
 
Non stiamo quindi parlando della simpatia o dell’antipatia di questo o quel personaggio politico ma della dittatura dei mercati e di una istituzione sovranazionale, l’Unione Europea, e della sua moneta, l’Euro, costruiti sulla base delle esigenze e dell’egemonismo della Germania, della Francia e della borghesia monopolistica europea.
E’ vero. come stanno facendo notare in molti, che a scontrarsi sono due frazioni delle classi dominanti: quella maggioritaria ed integrata a livello internazionale rappresentata dal PD e dai suoi cespugli, e quella ‘nazionale’ italiana, soprattutto piccola e media borghesia, penalizzata dal processo di concentrazione del potere e della ricchezza e da un concomitante processo di gerarchizzazione e centralizzazione continentale.
 
Ma le classi popolari se da una parte devono assolutamente evitare di schierarsi con l’una o con l’altra frazione in lotta – una situazione ben rappresentata da un parlamento italiano privo di ogni sovranità ma composto da forze politiche che, a parte le sfumature, sono tutte completamente inquadrate nell’ideologia liberale – dall’altra devono entrare in campo con tutta la forza e la chiarezza necessarie contro la dittatura del capitale e dello strumento di dominazione che esso ha costruito, qui ed ora, che si chiama Unione Europea.
 
Non si può e non si deve rinunciare, da una prospettiva di classe e internazionalista, alla battaglia per rompere l’UE e i suoi trattati e recuperare la sovranità popolare negata dal regime dello spread e dei mercati solo perché queste parole d’ordine vengono agitate – quasi sempre in maniera ambigua e strumentale – dalle destre populiste e reazionarie. Anzi, a maggior ragione occorre impugnare la battaglia contro l’Euro-dittatura per sottrarne alle destre il monopolio e rimettere in campo un soggetto politico e sociale autonomo in grado di rappresentare e difendere gli interessi popolari e riaprire la via della rottura e del cambiamento.
 
Se è inconcepibile che la sinistra di classe possa schierarsi a difesa di Salvini e Di Maio è altrettanto paradossale – e triste – vedere gente che si dichiara di sinistra scendere in piazza cantando Bella Ciao per difendere l’attuazione dei poteri forti, dei mercati, delle banche e di quella oligarchia che negano quotidianamente i diritti sociali e civili, la democrazia e la sovranità popolare.