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Torture negli Emirati: il silenzio complice dell’Italia bipartisan

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Manlio Dinucci

L’uomo è steso sulla sabbia, illuminato dai fari. Prima gli sparano attorno per terrorizzarlo, poi cominciano a torturarlo. Sono le immagini di un video di 45 minuti, di cui la Abc News ha trasmesso una parte (http://abcnews.go.com/Blotter/story?id=7402099&page=1). La scena si svolge nel 2004 negli Emirati arabi uniti. Il torturato è Mohammed Shah Poor, un commerciante afghano di grano, accusato di aver imbrogliato lo sceicco Issa bin Zayed al-Nahyan. Il torturatore è lo stesso sceicco, membro della famiglia reale al potere, fratello dei ministri  dell’interno e degli esteri. Aiutato da poliziotti in divisa, sodomizza Poor con un pungolo elettrico, gli brucia i testicoli, lo frusta, lo buca con un chiodo, gli versa sale sulle ferite e infine gli passa sopra con un suv (si sente il rumore delle ossa che si frantumano).

Il video è stato portato come prova in un’azione legale intentata da Bassam Nabulsi, cittadino statunitense già socio d’affari dello sceicco Issa, che denuncia di essere stato anche lui torturato. Ne ha altri due, che mostrano Issa mentre tortura degli immigrati sudanesi. I video sono stati girati dal fratello di Nabulsi per ordine dello stesso sceicco, che ama documentare le sessioni di tortura. Ora però «il videotape complica l’affare Usa con gli Emirati», titola The New York Times (2 maggio). L’«affare» è un imminente accordo in base al quale gli Usa forniranno agli Emirati tecnologie e combustibili nucleari in cambio della «promessa» che non saranno usati a fini militari. Ma, dopo che è venuto alla luce il video sulle torture, nel Congresso si stanno levando voci contrarie all’accordo.

Ci chiediamo, a questo punto, che cosa avverrà in Italia. Gli Emirati sono infatti nostro partner privilegiato nel Golfo. Il presidente della Camera Gianfranco Fini è stato il primo presidente di un parlamento dell’Unione europea a compiere una visita ufficiale negli Emirati. Nella capitale Abu Dhabi,  lo scorso gennaio, ha dichiarato che a legare i due paesi non è solo lo scambio economico ma «la reciproca conoscenza culturale e politica». Ha quindi sottoscritto un protocollo di collaborazione tra i parlamenti dei due paesi. Ignorando però che gli Emirati sono governati dal Consiglio supremo dei sovrani, che nomina il capo di stato e il consiglio dei ministri, mentre l’assemblea federale nazionale (il «parlamento») è composta di membri nominati dai sovrani (partiti e sindacati sono proibiti) e può esprimere solo parere consultivo.

Che la tortura venga praticata negli Emirati non solo dallo sceicco Issa, è noto da tempo. Ma su ciò è calato in Italia un silenzio bipartisan. Nel 2007, il presidente Romano Prodi e la ministra Emma Bonino effettuarono una visita ufficiale ad Abu Dhabi  per rafforzare le relazioni economiche. E in quell’occasione venne fondata a Roma l’associazione Italia – Emirati arabi uniti, la cui presidenza è stata assunta nel gennaio 2009 (dopo la visita di Fini) da Luca Barbareschi (An, ora Popolo della libertà), vicepresidente della commissione trasporti e telecomunicazioni.

Gli Emirati sono per l’Italia non solo sede di affari: nella base di Al Bateen opera la task force italiana «Air», con compiti di supporto alla guerra in Afghanistan e all’addestramento delle truppe irachene. Lo scorso aprile vi si è recato il presidente del senato Giuseppe Schifani, accompagnato (a riprova che «in parlamento siamo tutti uniti») dalla sen. Roberta Pinotti (Pd), già ministro ombra della difesa.       


 

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