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Marco Santopadre, Radio Città Aperta
Alla fine ieri pomeriggio buona parte del convoglio umanitario internazionale Viva Palestina – partito il 6 dicembre da Londra e ingrossatosi durante il percorso in Europa e Medio Oriente - è riuscito ad entrare nella Striscia di Gaza con diverse tonnellate di generi alimentari e medicine di prima necessità destinate alla martoriata popolazione palestinese. Secondo il corrispondente di PressTv, che segue l’iniziativa con corrispondenze quotidiane, la prima delegazione di Viva Palestina è riuscita ad entrare nella Striscia attraverso il valico di Rafah dopo un lungo braccio di ferro con le autorità egiziane che hanno sottoposto ogni veicolo e ogni attivista a lunghe e invadenti perquisizioni. Il passaggio della carovana è stato accolto da una folla festante che sventolava bandiere palestinesi e intonava slogan contro l’assedio e per l’indipendenza. Da questa mattina i coordinatori del convoglio hanno iniziato la distribuzione degli aiuti a enti sanitari, scolastici e assistenziali del piccolo territorio assediato.
Dei circa 200 mezzi ne sono però passati solo 158, carichi di cibo e soprattutto medicine e attrezzature sanitarie. Alla fine i 59 mezzi con a bordo aiuti donati dal governo e da associazioni turche, siriane e giordane non sono stati fatti passare dalle autorità egiziane; i coordinatori del convoglio, tra i quali anche alcuni parlamentari turchi e il deputato socialista britannico George Galloway, hanno annunciato che destineranno gli aiuti ai campi profughi palestinesi disseminati in Libano e Siria. Il tardivo e parziale via libera del Cairo all’ingresso dei 500 attivisti di Viva Palestina nella Striscia è arrivato dopo che martedì i già spazientiti membri del convoglio sono stati aggrediti violentemente da centinaia di poliziotti e di militari egiziani in tenuta antisommossa nel porto di El Arish. Gli scontri si erano conclusi solo a tarda notte con un bilancio di numerosi feriti e di alcuni arresti (http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3066&Itemid=9). Ieri sera Zaher al-Berawi, uno dei portavoce del Convoglio, in una dichiarazione a "Quds Press", ha fatto sapere che il governo egiziano ha liberato i sette membri del convoglio arrestati l’altro ieri.
Ieri è stata una giornata molto pesante al confine tra Egitto e Gaza, con la popolazione palestinese che ha protestato energicamente contro i divieti del Cairo al passaggio della Gaza Freedom March prima e di Viva Palestina poi. La giornata si è conclusa con un soldato egiziano morto e altri 17 feriti; anche una trentina di manifestanti palestinesi sono rimasti feriti sul lato opposto della blindatissima frontiera con Gaza. I palestinesi hanno protestato anche contro l’inizio della costruzione da parte del regime di Mubarak di una barriera di acciaio che impedisca lo scavo di nuovi tunnel per il passaggio di merci fondamentali per la popolazione di Gaza strangolata da tre anni di assedio ferreo da parte di Tel Aviv e del Cairo. In mattinata parecchie centinaia di palestinesi si sono ammassati lungo il valico ed hanno cominciato a lanciare pietre ed oggetti verso il lato egiziano, prendendo di mira le scavatrici i poliziotti che secondo alcuni testimoni hanno anche aperto il fuoco contro i manifestanti. Ad un certo punto un giovane militare egiziano si è accasciato a terra colpito da un proiettile mentre si trovava su una torre al confine. Ricoverato all’ospedale del versante egiziano di Rafah è morto poco dopo. Fra i militari egiziani altri sono stati feriti, tra di essi anche dieci ufficiali, mentre un consistente gruppo di palestinesi ha riportato lesioni da arma da fuoco non solo per la risposta egiziana, ma anche per l'intervento della polizia di Hamas, che ha disperso i manifestanti con manganelli e sparando in aria. Ieri a copertura della strategia del regime egiziano è giunta una dichiarazione del ministro degli esteri francese Bernard Kouchner. L’esponente dell’esecutivo di Parigi ha affermato che ''gli Egiziani hanno il diritto di esercitare la loro sovranità sulle frontiere e stabilire le norme necessarie. (...)” Nel frattempo il muro un costruzione a Rafah è diventato il tema di una canzone popolarissima nella striscia di Gaza che prende di mira proprio gli egiziani: “Abbiamo abbastanza problemi già con Israele”, recita il testo.
Un responsabile della sicurezza palestinese e gli abitanti del sud della Striscia di Gaza confermano l’intensificarsi del ritmo dei lavori di costruzione del Muro d'acciaio. I lavori, nel corso degli ultimi tre giorni, sono infatti proseguiti anche durante la notte – sotto la protezione della polizia - per conficcare nel terreno lastre di ferro ad una profondità di 20-30 metri.
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