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Pisa primo marzo 2010: i lavoratori migranti sotto i palazzi del potere locale e nazionale PDF Stampa E-mail


 Anche a Pisa la giornata del primo marzo non è passata inosservata.
Alcune centinaia di lavoratori - migranti e italiani - hanno manifestato sotto le finestre dei due poteri responsabili delle politiche razziste e discriminatorie che condizionano la vita lavorativa, sociale e personale dei lavoratori migranti, quindi di tutti i lavoratori e i cittadini che abitano questo sfortunato paese.
 
Il concentramento è iniziato alle ore 10 di fronte al Comune di Pisa, per denunciare le scelte della Giunta Filippeschi.
Gli slogan ed i cartelli stigmatizzavano la vigenza della vergognosa ordinanza antiborsoni, l'uso di danari pubblici per l'aumento della repressione e del controllo sul territorio a tutto discapito dei servizi pubblici e delle attività di sostegno all'integrazione (chiusura del progetto "città sottili" a favore delle famiglie Rom), l'uso delle ruspe per allontanare con la forza povera gente costretta dall'indigenza a vivere in baracche fatiscenti, la mancanza di una politica della casa in grado di rispondere alle esigenze delle fasce sociali più disagiate.
 
I manifestanti si sono poi spostati in corteo di fronte alla Prefettura di Pisa, dove la manifestazione si è fermata a lungo per denunciare le politiche razziste del governo Berlusconi. Sotto le finestre del Prefetto forti si sono levati gli slogan contro il cosiddetto "Pacchetto sicurezza", che sintetizza tutte le leggi discriminatorie e liberticide che colpiscono soprattutto i migranti, ma anche i diritti e le libertà di tutti.
 
Il tema centrale che però ha caratterizzato tutta la manifestazione della mattina è stato quello dei Centri di Identificazione ed Espulsione, veri e propri campi di concentramento dove migliaia di migranti vengono rinchiusi, vessati, picchiati, talvolta uccisi.
Gli slogan contro i CIE hanno caratterizzato gran parte degli striscioni della manifestazione, accomunando nella critica sia le amministrazioni locali che quella centrale.
Uno slogan per tutti, quello scelto dal Coordinamento Antirazzista per i Diritti e il Lavoro: "L'unico C.I.E. buono è quello chiuso" sitetizzava il senso di questa critica "bipartisan".
E' di queste ultime settimane l'uscita del programma elettorale del candidato PD alle prossime elezioni regionali in Toscana, nel quale si apre la strada ai CIE anche nella nostra regione. Su questo programma - e quindi anche su questo punto - il candidato Rossi ha trovato il consenso ed il sostegno di tutti i partiti di "sinistra".
 
La "foglia di fico" con la quale Rossi ed il suo schieramento tentano di nascondere una scelta vergognosa è quella della possibile "umanizzazione" dei CIE toscani, pur sapendo che essi sono direttamente sotto la giurisdizione del Ministero dell'Interno, quindi non "riformabili". Ciò che questi politici di "sinistra" non possono nascondere è però la sostanziale subalternità alle politiche berlusconiane che questa scelta sottende. Al di là del trattamento che i migranti subiranno nei vari CIE che esistono o che si andranno a costruire, le migliaia di lavoratori stranieri che in questa fase di crisi perderanno il lavoro rischiano l'espulsione proprio attraverso questi centri di detenzione.
 
Ci domandiamo: com' è possibile stare al fianco dei lavoratori migranti il primo marzo e poi sostenere un programma elettorale che prevede l'apertura di queste galere? Le forze politiche interessate, piu' che a noi, dovranno spiegazioni ai loro elettori.
 
A noi spetta rafforzare la campagna contro i CIE, che  diverrà sin dai prossimi giorni uno dei cavalli di battaglia del movimento antirazzista toscano, di cui si discuterà alla prossima riunione del Coordinamento Antirazzista per i Diritti e il Lavoro: giovedì 4 marzo ore 18 in Via Bovio 48 Pisa (sala biblioteca del circolo agorà )
 
Lo Sportello Immigrati delle RdB di Pisa
http://immigrati.rdbcub.it/   3929096891