“L’Anima e il muro”, poesie di Sante Notarnicola

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Sabato 4 ottobre presso il circolo agorà è stata presentata l’antologia di poesie di Sante Notarnicola “L’anima e il muro”, edita da Odadrek. Per ricordare e rivivere l’occasione presentiamo tutti i documenti audio dalla serata insieme ad una trascrizione delle poesie scelte ed interpretate per noi da Maria Iglio.

Sante Notarnicola si definisce «un ragazzo con poca cultura, tanta buona volontà […] e basta»[1]. Non la pensarono certamente così i giornali dell’epoca. La cosa che colpisce è come “l’uomo” Notarnicola rimanga giustamente sbigottito di fronte all’ottusità e alla copiosa ed instancabile ricerca di aggettivi utilizzati per descriverlo. Si usano parole come sobillatore, sovversivo, rivoltoso, nappista, brigatista, terrorista, irrecuperabile, bandito, mostro.

————————-Ma non è così «…»

Tutte queste definizioni non erano evidentemente abbastanza. La legge del mondo moderno pare di fatto richiedere che si debba rasentare l’assurdo, arrivare a sfinire le persone fino al riso amaro di accettazione, utilizzando a tal proposito molteplici vesciche linguistiche che per “l’uomo” non hanno senso alcuno:

————————-Cominciò tutto diciotto anni fa.

————————-Era il settembre

————————-del millenovecentosessantasette.

————————-Mostro, scrissero i giornali,

————————-e la sentenza: bandito.

————————-Poi l’ergastolo e la cartella

————————-biografica su cui i carcerieri

————————-tutt’oggi scrivono: sobillatore

————————————————–sovversivo

————————————————–rivoltoso

————————————————–nappista

————————————————–brigatista

————————————————–terrorista

————————————————–irrecuperabile

————————-Mi pareva di aver percorso

————————-tutto l’arco della trasgressione.

————————-Non è così. Di recente

————————-hanno coniato un’altra categoria:

————————————————–irriducibile,

————————-e il carceriere ha dato una triplice

————————-mandata al blindato della mia cella.

————————————————–

————————-Palmi marzo 1985


In seguito all’introduzione alla serata di Maria Pia De Salvo della Biblioteca Andrea Fisoni, di un’analisi della poetica di Notarnicola a cura di Alessandro Scarpellini, e del prezioso intervento dell’avvocato Vainer Burani che ha illustrato il regime delle carceri speciali e l’inconsistenza giuridica delle leggi vigenti relativamente al reato di terrorismo, Sante Notarnicola ha aperto il suo intervento con una poesia in memoria del suo avvocato Bianca Guidetti Serra, introducendola con queste parole:


Io non leggo mai, tranne casi eccezionali, né le mie né le poesie degli altri. Però stasera, qui, farò un eccezione. È morto il mio avvocato. È morta una signora che si chiamava Bianca Guidetti Serra. Qui ne ho contati almeno quattro di avvocati. A Torino Bianca Guidetti Serra è considerata un monumento. Una persona che aveva fatto la resistenza, una delle poche donne che l’ha fatta anche combattendo. Dopo la resistenza ha studiato ed è diventata un avvocato. Era un avvocato particolare. Ha lasciato tracce e diversi libri che io vi consiglio vivamente di leggervi. Nella sua professione io ho avuto la fortuna di incontrarla in uno dei momenti più problematici e più tosti della mia esistenza. Era in una corte d’Assise a Milano dove ci guadagnammo un pugno di ergastoli a testa. Da lì lei è sempre stata un punto di riferimento. Dal suo lavoro volevo ricordare un paio di cose. Negli anni sessanta in Italia ci fu lo scandalo dei celestini. I celestini erano un gruppo di istituti dove i bambini abbandonati – com’ero io da ragazzino – facevano una vita grama, malmenati ecc. ecc. Si chiamava “istituto dell’infanzia abbandonata”. Fu uno scandalo enorme e lei ebbe un ruolo molto importante in quella situazione. La questione aveva delle forti connotazioni politiche, poiché chi conosce la vicenda sa come tale istituzione fosse annodata alla democrazia cristiana. 

La cosa forse più importante della sua carriera fu invece la lotta che fece contro la FIAT. Lei ed un certo Guariniello, che poi è diventato procuratore. Erano giovani all’epoca. Mettendo a posto degli scatoloni alla FIAT vennero trovate delle schede. Alcuni compagni che erano presenti capirono immediatamente di cosa si trattasse. Era la FIAT che assumeva ex-carabinieri per schedare il personale. La FIAT cercò in tutti i modi di affossare questo scandalo, tanto che dovette usare tutto il suo potere per ottenere che il processo da Torino venisse spostato a Napoli. I due avvocati portarono a Napoli tutta la documentazione e durante il tragitto ci furono tentativi di mandarli fuori strada. Era pesante la situazione. Non c’era ancora il movimento all’epoca, ma la gente, e soprattutto il partito comunista, alzò la voce. Si fece il processo e per la prima volta nella storia la FIAT subì una condanna [2].

————————-

————————-Alla maniera ebraica

————————-qui sulla tua tomba

————————-vengo a posare

————————-la pietra del cordoglio

————————-e a raccontarti

————————-cose raccattate

————————-sul selciato assolato

—–

————————-sepolcro privilegiato il tuo

————————-– si dice in giro –

————————-proprio di fronte al mare 

————————-oggi infuriato e 

————————-dall’altro lato i tuoi 

————————-amati monti e

————————-poi ancora fiorellini che 

————————-coprono il prato intorno

—–

————————-spero tu possa sentire

————————-per un momento solo

————————-questi profumi che stordiscono

————————-e udire se puoi

————————-i rumori del vento e del mare

————————-che cullano il tuo sonno

—–

————————-tutte le lapidi qui

————————-sono ruvide – lo sai.

————————-consunte dal tempo

————————-dal vento incessante

————————-nei mesi freddi

—–

————————-in questo pezzo di terra

————————-volutamente disadorna

————————-affido la mia memoria

————————-a questa piccola pietra.

————————-


—–

Di seguito riportiamo tutti i links relativi ai documenti audio degli interventi della serata:

Una raccolta di poesie di Sante Notarnicola è stata letta durante la serata da Maria Iglio.

Il file audio si trova qua di seguito, insieme a tutti testi della selezione:


Il guardiano delle macchine

Venni dal Sud con la mia valigia

(di cartone)
————
Il padrone
gettò al volo cinquanta lire
al guardiano delle macchine:
“tieni ragazzo, divertiti!”
Le cinquanta lire rotolarono
sull’asfalto fermandosi
vicino ad un tombino.
Soddisfatto il padrone
entrò nell’hotel
con la sua puttana.
Guardai la moneta
allungai il piede
spingendola nel buco.
Pioveva. Lunga,
lunga la strada
per la periferia. Quella
sera non presi il tram,
mi mancavano cinquanta lire.
————
Venni dal Sud con la mia valigia
(di cartone)
————
S.Vittore 25 marzo 1970
——————

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Il grecale

Quando sulla piana

soffio il grecale

ancorammo l’anima al dolore

——————

Volterra 22 ottobre 1970

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 La comune cent’anni dopo

L’imperativo borghese: “Essere in!”.

La personalità acquisita coi cosmetici.
La cultura assimilata alla televisione
La sicurezza regalata dall’ultimo
modello Porsche.

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La protezione sostenuta da manganelli
sottoproletari.
L’imperativo borghese: “Essere in!”.

——————

Ironico come un gatto infedele

guardo le stelle
scruto la storia
aspettando dalle officine FIAT
l’ultimo modello per me:
un modello calibro nove – lungo.

——————

Volterra 20 aprile 1971

——————

*Mi sono spogliato,

attesa, paura, dolore.
L’attesa si è fatta cristallo

——————

e a questo soffitto
ho inchiodato la paura.

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Volterra 30 Aprile 1971

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Il tempo

Ho ritratto la mano

prima che il gabbiano
stridesse ancora

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E il tempo
continua l’altalena
di mesi, di anni
– neppure ad agosto si è fermato –

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Ma ieri
dalla finestra
ho gettato la mia pena

——————

A luna alta
sono giunto
a te
con un pugno di parole

——————

S. Vittore 13 Agosto1971

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La prigione

Incasellai nella mente

sguardi fiori e uno spicchio di cielo.
La pianura addormenta l’anima,
ma la prigione resta ferma sulla collina.

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Dopo tentai di gettare l’anima
al di là del muro. Zelante
il guardiano me la sbattè sul muso.

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S.Vittore 21 ottobre 1971

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Notturno

Con in tasca

la mia giornata di pena
notte,
chino il capo
sotto la tua bava di luna.

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Procida 24 luglio 1972

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Galera

Lì, dov’era più umido

fecero un fosso enorme
e nella roccia scavarono
nicchie e le sbarrarono

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alzarono poi garitte e torrioni
e ci misero dei soldati, a guardia

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ci fecero indossare la casacca
e ci chiamarono: delinquenti

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infine vollero sbarrare il cielo

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non ci riuscirono del tutto

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altissimi
guardammo i gabbiani volare

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Favignana 1 giugno 1973

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Non dimenticare

Quando
mano nella mano
percorrerai
la Via Lattea
mia rosa,
non dimenticare
quando tormentata,
lasciandomi, mi dicevi:
ciao, a presto…

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E i cancelli
della prigione
ci allontanavano
uno ad uno…

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Favignana 5 dicembre 1973

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Autoritratto

Un fiume
lungo come il tempo
ha scavato il volto mio

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chiazze di bianco
nei capelli e la barba
ha mille colori

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poi
nella notte
ho distillato
la pena
e si sono
schiariti
gli occhi
il sorriso

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Favignana 20 febbraio 1974

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Respiro

La crepa tocca
ormai la base
del muro di cinta.

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Senza sole,
imprigionato, inchiodato
come un cristo
in un battito di ciglia.

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Poi, indurito,
fisso i gabbiani
bimbi e stagioni concluse

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anche se,
per un attimo, donna,
c’è il tuo respiro
ad ammorbidire
la pena, turbandomi

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fino a settembre
quando, tra i tufi,
torna disinvolto il Favonio
a leggermi l’anima
che,
levigata dal mare
sbatte, senza misericordia sbatte.

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Favignana 1 Settembre 1976

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Anna Maria Ludman “Cecilia”

Esperta di volte
celesti
prima d’impallidire
fermò l’occhio
sulla stella più grande.

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Ed intanto sfumava
la luce nel giorno nuovo…

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Palmi 15 ottobre 1981

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I numeri

Ti ho scritto stamane
la duecentoquarantacinquesima
lettera del millenovecentottantatre.

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È il mio bilancio per l’anno che passa.

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Tu, nel millenovecentottantatre,
alla prigione sei venuta ventiquattro volte
(non ti hanno permesso di più…)
e,
per ventiquattro volte,
hai percorso duemila chilometri.

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Duemila per ventiquattro
fanno: quarantotto mila chilometri.
Non dimenticare. Non dimentico.
Neppure una volta ti hanno permesso
di portarmi del cibo, un libro o un fiore.

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Quarantottomila tormentati chilometri

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(non dimenticare, non dimentico)
e poi una lastra di vetro

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e lampi di ferocia, a dividerci.

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Ma tutto questo non ha impedito
che crescesse ancora l’amore
che mi porti, che ti porto, compagna.

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Palmi 30 Dicembre 1983

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Bilancio

Cominciò tutto diciotto anni fa.
Era il settembre
del millenovecentosessantasette.

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Mostro, scrissero i giornali,
e la sentenza: bandito.

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Poi l’ergastolo e la cartella
biografica su cui i carcerieri
tutt’oggi scrivono: sobillatore
sovversivo
rivoltoso
nappista
brigatista
terrorista
irrecuperabile

——————

Mi pareva di aver percorso
tutto l’arco della trasgressione.
Non è così. Di recente
hanno coniato un’altra categoria:
irriducibile,
e il carceriere ha dato una triplice
mandata al blindato della mia cella.

——————

Palmi marzo 1985

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Prospero. “Gallo”.

Da qualche tempo
vivo sulla collina
e puntuale
intorno alle cinque
è un gallo che da la sveglia
a tutta la vallata.

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E torna vivo
il ricordo
di quel compagno
che nelle prigioni
spulciava Marx e Lenin
a tutte le ore
e che,
con mio gran dispetto
tifava rumorosamente
per la Roma!

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Giugnola 15 giugno 2013

 

 

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Note:

[1] S. Notarnicola, L’evasione impossibile, Roma, Odraek, 1997, p. 35.

[2] Nell’agosto 1971 il pretore Raffaele Guariniello scoprì trecentocinquantamila dossier e schedature illegali di altrettanti lavoratori, sindacalisti, giornalisti, insegnanti, comuni cittadini e, in una cassaforte, un gran numero di mazzette che l’azienda aveva già predisposto per quei poliziotti e carabinieri che si fossero adoperati per fornire all’azienda le informazioni riservate. L’inchiesta venne trasferita a Napoli per “legittima suspicione” a causa di motivi di ordine pubblico e, dopo cinque anni, la sentenza di primo grado portò a qualche lieve condanna, cancellata dall’assoluzione per prescrizione del secondo grado. (Fonte: www.altrodiritto.unifi.it in data 09-10-2014)

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