Le guerre d’aggressione partono da Pisa. Fermiamole!

A 100 anni dalla prima guerra mondiale l’Unione Europea si è circondata da una serie di conflitti che, per contemporaneità e gravità, non ha precedenti nella Storia recente.

Dalla Libia (distrutta dall’intervento delle forze aeree francesi, britanniche, statunitensi e italiane) all’Ucraina (sconvolta da una pressione esterna della NATO, dell’Unione Europea e degli USA che dura da un oltre un decennio) siamo di fronte ad un vero e proprio “arco di guerra” che si stringe sempre più intorno ai paesi europei e all’Italia.
I responsabili di questo bagno di sangue, che prosegue dal 1991 (anno della prima aggressione all’Iraq) disgregando interi Stati sovrani – Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Libia, Siria – e lasciando sul terreno milioni di morti sono gli stessi: Gli Stati Uniti, l’Unione Europea e la loro alleanza militare, la NATO.
Di nuovo, in forme originali rispetto a 100 anni fa, le potenze colonialiste e imperialiste rispondono alla crisi cercando di strappare ai paesi emergenti e concorrenti dell’imperialismo euratlantico, potenzialmente antagonisti (Russia, Cina e paesi a loro alleati) territori, risorse naturali e mano d’opera a basso costo con la forza bruta, riportando l’intera umanità sull’orlo del baratro di un conflitto generalizzato.
In questa corsa alla guerra, la nuova classe dominante renziana non intende perdere un millimetro di spazio rispetto agli alleati/competitori europei, utilizzando al meglio il ruolo della neo ministra degli Esteri UE Federica Mogherini e della Ministra della Difesa Roberta Pinotti, impegnate attivamente a sostenere la presenza europea e italiana in ogni fronte
di guerra, dall’Ucraina alla Libia.
In questo quadro s’inserisce il rafforzamento del ruolo delle basi militari di stanza nel nostro paese. Nella nostra città, grazie al supporto attivo delle amministrazioni locali, in questi anni alcune sgradite presenze (la base USA di Camp Darby, il nuovo Hub aeroportuale dentro l’aeroporto militare Dell’Oro, la caserma dei paracadutisti Gamerra) si sono progressivamente potenziate. 
È di queste settimane la notizia di un’ulteriore rafforzamento di questa presenza bellica sui nostri territori, con la costituzione alla caserma Gamerra di Pisa del Comando delle forze speciali dell’esercito (Comfose), che unifica il 9° Reggimento d’assalto Col Moschin, il 185° Reggimento Folgore di Livorno, il 28° Reggimento comunicazioni operative Pavia di stanza a Pesaro e il 4° Reggimento alpini paracadutisti Ranger con sede a Verona. A questi si aggiungerà il 26° Reparto elicotteri per operazioni speciali, destinato a trasformarsi in 3° Reggimento elicotteri per operazioni speciali.
Il Comfose sarà un centro di addestramento di “truppe combattenti”, operative e pronte ad intervenire negli scenari di guerra aperti, che si rifornirà alla base statunitense e si proietterà nei vari scenari bellici attraverso l’Hub aeroportuale, trasformando il nostro territorio in una vera e propria base di lancio per ogni aggressione
contro Stati e popoli situati nel quadrante geografico d’interesse per la NATO, in sostanza metà del globo terracqueo.
Un impegno militare di enormi dimensioni per il quale si prevedono grandi investimenti economici, a favore dei quali Il governo Renzi si è messo al lavoro.
L’attuale Presidente del Consiglio, durante il Summit Nato dello scorso 3 – 4 settembre si è impegnato ad aumentare la spesa militare italiana dall’attuale 1,2% al 2% del PIL
In euro la spesa italiana per la «difesa» è oggi di circa 70 milioni di euro al giorno.
Con l’impegno di Renzi di fronte agli alleati atlantici (scavalcando l’oramai inutile Parlamento italiano) farà salire la spesa militare del nostro paese a oltre 100 milioni di euro al giorno. 
In un momento nel quale la disoccupazione tocca percentuali senza precedenti, l’intero sistema di welfare, insieme a salari e diritti, sono sottoposti a un attacco mortale, i lavoratori italiani dovranno pagare questa incredibile somma a sostegno di uno spaventoso meccanismo di morte, contro il quale chiamiamo alla mobilitazione tutti i militanti contro la guerra, i sinceri pacifisti e le realtà che continuano a battersi contro le aggressioni occidentali in Est Europa, in Medio ed estremo Oriente.
I promotori del presente appello propongono per le prossime settimane una serie d’iniziative sul territorio di Pisa e provincia, al fine di ricomporre un fronte di forze coerentemente schierate contro la militarizzazione dei nostri territori.


Per:

– lo scioglimento del Comando delle forze speciali dell’esercito (Comfose),

– la trasformazione dell’aeroporto militare Dall’Oro in Hub esclusivamente civile

– la chiusura della base USA di Camp Darby,

– l’uscita dell’Italia dalla NATO,

– lo storno delle immense risorse pubbliche usate per le spese militari a favore del rilancio dell’occupazione e del potenziamento dei servizi sociali (ospedali, trasporti, scuole, Università)

SABATO 25 OTTOBRE ORE 12: 
presidio / conferenza stampa di fronte alla caserma Gamerra di Pisa (via Gello 138)

GIOVEDI’ 30 OTTOBRE ORE 21:

assemblea – dibattito presso il Circolo Agorà (via Bovio 48). Interverranno:

Manlio Dinucci (saggista)
Giuseppe Aragno (storico)
Angelo Baracca (docente di Storia e metodologia della Fisica-Università di Firenze)
Valter Lorenzi (Rete dei Comunisti)
Andrea Corti (segretario provinciale del PRC Pisa)

MARTEDI’ 4 NOVEMBRE ORE 17:

presidio/manifestazione antimilitarista a 100 anni dalla fine della I Guerra Mondiale. Partenza alle ore 17.00 dalle Logge dei Banchi.



Promotori: 

Rete dei Comunisti, Coordinamento No Hub, Ross@ Pisa, Partito della Rifondazione Comunista Pisa, Comitato No Camp Darby, Rete Disarmiamoli!, circolo agorà Pisa, Casa della Pace – Roma, Rete No War Roma.
Manlio Dinucci, saggista e giornalista – Angelo Baracca, docente Università di Firenze – Nella Ginatempo, ativista no war, Patrick Boylan, Peacelink / Statunitensi per la Pace e la Giustizia – Giuseppe Aragno, storico, Franco Dinelli, ricercatore CNR – Paola Baiocchi – Andrea Montella – “Buongiorno Livorno” – Ass. Italia Nicaragua circolo “Carlos Fonseca” Livorno – Adriano Ascoli – Cesare Ascoli – Paolo Baschieri – Nodo di A.L.B.A. (Alleanza per il Lavoro, Beni Comuni e Ambiente) di Livorno – Donatella Petracchi – Circolo “Che Guevara” Ponsacco.

Per adesioni: contropiano.pisa@virgilio.it cell. 3384014989

NO WAR nuoveadesioni




Partenza Corsi Cucina/Degustazioni

locandina corsi cibo-novembre 2014

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Martedì 21, ore 17. Le ragioni dello sciopero generale del 24 ottobre

sciopeor sito

Per partecipare da Pisa:

pisa@usb.it

050.500442 – 050.970390 –

346.1898646

Lo scempio dei diritti dei lavoratori può e deve essere contrastato.

Lo sciopero generale nazionale di 24 ore, proclamato dall’Unione Sindacale di Base è la risposta urgente e netta

a queste politiche contro il mondo del lavoro, attuate da Renzi in continuità con i governi precedenti,

in spregio al Parlamento e sotto dettatura della troika.

Ne parliamo con:
PAOLA PALMIERI, dell’esecutivo nazionale USB

e con lavoratori e delegati di realtà lavorative del territorio:

PAOLA MARCHI USB Aeroporto di Pisa

ALESSIO CERISOLI USB Sea Ambiente Viareggio

STEFANO TEOTINO USB Geofor

PIER SCARAMOZZINO USB Università di Pisa

MAURO SOLIDA USB Ag. Fiscali

Introduce e coordina CINZIA DELLA PORTA Federazione USB Pisa

All’incontro sono invitate e parteciperanno forze politiche e sociali che si stanno battendo coerentemente contro l’attacco del Governo Renzi ai residui diritti dei lavoratori.
LAVORATORI, DISOCCUPATI, PENSIONATI, IMMIGRATI, CITTADINI SONO INVITATI A PARTECIPARE.

Unione Sindacale di Base – Federazione di Pisa
Via Baldo degli Ubaldi 3, Pisa 050970390 pisa@usb.it

http://www.usb.it/

 




Sabato 25 ottobre ore 18. Seconda serata della rassegna “Poeti Contro”

Rassegna POETI CONTRO della Biblioteca Andrea Fisoni

Rassegna POETI CONTRO della Biblioteca Andrea Fisoni




Martedì 21.10: Incontro sulle ragioni dello sciopero generale del 24 ottobre

Lo scempio dei diritti dei lavoratori può e deve essere contrastato.
Lo sciopero generale nazionale di 24 ore, proclamato dall’Unione Sindacale di Base è la risposta urgente e netta a queste politiche contro il mondo del lavoro, attuate da Renzi in continuità con i governi precedenti, in spregio al Parlamento e sotto dettatura della troika.

Ne parliamo con:
PAOLA PALMIERI, dell’esecutivo nazionale USB e con lavoratori e delegati di realtà lavorative del territorio:

PAOLA MARCHI USB Aeroporto di Pisa

ALESSIO CERISOLI USB Sea Ambiente Viareggio

STEFANO TEOTINO USB Geofor

PIER SCARAMOZZINO USB Università di Pisa

MAURO SOLIDA USB Ag. Fiscali

Introduce e coordina CINZIA DELLA PORTA Federazione USB Pisa

All’incontro sono invitate e parteciperanno forze politiche e sociali che si stanno battendo coerentemente contro l’attacco del Governo Renzi ai residui diritti dei lavoratori.
LAVORATORI, DISOCCUPATI, PENSIONATI, IMMIGRATI, CITTADINI SONO INVITATI A PARTECIPARE.

Unione Sindacale di Base – Federazione di Pisa
Via Baldo degli Ubaldi 3, Pisa 050970390 pisa@usb.it

Le ragioni dello sciopero




24 Ottobre: SCIOPERO GENERALE! Manifestazioni dell’USB nelle principali città italiane

manifesto sciopero 24.10.14




Nove ottobre. Il “Che” è ancora vivo!

cheda Contropiano.org

http://contropiano.org/cultura/item/26806-nove-ottobre-il-che-e-ancora-vivo

Il 9 ottobre del 1967 muore, dopo essere stato ferito in combattimento e catturato dai killer del dittatore René Barrientos Ortuño, in Bolivia, uno dei rivoluzionari più limpidi e carismatici del ‘900. Impossibile sintetizzare qui la sua azione e i suoi scritti, l’importanza del contributo che ha dato al rovesciamento dell’oppressione in tutto il mondo, e non solo nella sua America Latina.

Lasciamo perciò volentieri che Ernesto Guevara de la Serna, per tutti e sempre “Il Che”, guerrigliero e maestro di umanità coraggiosa, sia ricordato, in questo anniversario, dalle parole di José Saramago, premio Nobel per la letteratura e comunista senza pelosi ripensamenti.

*****

“Non importa quale ritratto.
Uno qualsiasi, serio, sorridente, con l’arma in mano, con Fidel o senza Fidel, pronunciando un discorso alle Nazioni Unite, o morto, con il torso nudo e gli occhi semiaperti, come se dall’altro lato della vita volesse ancora accompagnare il futuro del mondo che ha dovuto lasciare, come se non si rassegnasse a ignorare per sempre i percorsi delle infinite creature che dovevano ancora nascere.
Su ognuna di queste immagini si potrebbe riflettere lungamente, in modo lirico o in modo drammatico, con l’oggettività prosaica dello storico o semplicemente come chi si accinge a parlare dell’amico che uno scopre che ha perso perché non ha avuto l’occasione di conoscerlo…
Al Portogallo infelice e imbavagliato di Salazar e di Marcelo Caetano arrivòun giorno una foto clandestina di Ernesto Che Guevara, quella più celebre di tutte, con intensi colori neri e rossi, che divenne l’immagine universale dei sogni rivoluzionari del mondo, promessa di vittorie fertile al punto da non degenerare mai in routine o in scetticismi, ma che anzi darebbe luogo a molti altri trionfi, quello del bene sul male, quello del giusto sull’iniquo e quello della libertà sulla necessità.
Incollato o fissato alle pareti con mezzi precari, questo ritratto è stato presente a dibattiti politici appassionati in terra portoghese, ha sottolineato argomenti, ha lenito scoraggiamenti, ha raccolto speranze.
È stato visto come quello di un Cristo che fosse sceso dalla croce per crocifiggere l’umanità, come un essere dotato di poteri assoluti che fu in grado di estrarre acqua da una pietra per estinguere tutta la sete, e di trasformare questa stessa acqua nel vino con cui si avrebbe brindato allo splendore della vita.
E tutto questo era sicuro perché ilritratto di Che Guevara fu, agli occhi di milioni di persone, il ritratto della dignità suprema dell’essere umano.
Però fu usato anche come ornamento incongruente in molte case della piccola e della media borghesia intellettuale portoghese, per i quali residenti le ideologie politiche di affermazione socialista non passavano da un mero capriccio congiunturale, forma presumibilmente rischiosa di occupare l’ozio mentale, frivolezza mondana che non poteva resistere al primo confronto con la realtà, quando i fatti esigevano il compimento delle parole.
E allora il ritratto di Che Guevara, il primo testimone di tanti infiammati annunci di impegno e di azione futura, il giudice della paura nascosta, della rinuncia vigliacca e del tradimento aperto, è stato rimosso dalle pareti, occultato, nella migliore delle ipotesi, in fondo ad un armadio, oppure radicalmente distrutto, come se uno avesse voluto fare in passato qualcosa di cui ora dovesse vergognarsi.
Una delle lezioni politichepiù istruttive, nei tempi attuali, sarebbe sapere cosa pensano di loro stessi queste migliaia e migliaia di uomini e donne che in tutto il mondo hanno avuto un giorno il ritratto di Che Guevara al capezzale del letto, o di fronte al tavolo da lavoro, o nel salotto dove ricevevano gli amici, e che ora sorridono per aver creduto o aver fatto finta di credere.
Qualcuno dirà che la vita è cambiata, che Che Guevara, nel perdere la sua guerra, ci ha fatto perdere la nostra, e quindi era inutile mettersi a piangere come un bambino la cui tazza di latte è stata versata.
Altri avrebbero confessato che si lasciarono coinvolgere dalla moda del tempo, la stessa che ha fatto crescere la barba e i riccioli, come se la rivoluzione fosse una questione per i parrucchieri.
I più onesti avrebbero riconosciuto che il cuore fa loro male, che sentono un eterno e incessante movimento di rimpianto, come se la loro vita fosse stata sospesa e ora si domandassero ossessivamente dove pensano di andaresenza ideali né speranze, senza un’idea del futuro che dia un qualche senso al presente.
Che Guevara, se si può dire, esisteva già prima di essere nato.
Che Guevara, se si può fare quest’affermazione, continua ad esistere dopo essere stato assassinato.
Perché Che Guevara è solo un altro nome di quello che c’è di più giusto e di più degno nello spirito umano.
Quello che spesso vive addormentato dentro di noi.
Quello che dobbiamo svegliare per conoscere e conoscerci, per aggregare il passo umile di ognuno al percorso di tutti.”
(Tratto dal sito Rebelión, Traduzione di Julio Monteiro Martins)




Nella risposta medica all’ebola Cuba contribuisce come nessun altro.

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The Washington Post: nella risposta medica all’ebola Cuba contribuisce come nessun altro. 

di Adam Taylor / The Washington Post

Cuba_logo_bandiera4 ottobre 2014 – Mentre la comunità internazionale è stata accusata di pigrizia di fronte alla crisi dell’ebola, Cuba, un paese di soli 11 milioni di persone che ha ancora di un rapporto teso con gli Stati Uniti, è diventato un fornitore cruciale di esperienza medica nelle nazioni dell’Africa Occidentale colpite dall’ebola. Giovedì 2 ottobre, 165 operatori sanitari del paese sono arrivati a Freetown, Sierra Leone, per unirsi alla lotta contro l’ebola, la squadra medica più grande che è arrivata da qualunque nazione straniera, secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS). E dopo aver ricevuto l’addestramento per trattare con l’ebola, circa 296 medici e infermiere cubani andranno in Liberia e Guinea, gli altri due paesi più colpiti dalla crisi. Cuba, da qualunque punto di vista, non è un paese ricco. Aveva un Prodotto Interno Lordo (PIL) di poco più di 68 miliardi di dollari nel 2011, secondo la Banca Mondiale, solo un paio di punti in più della Bielorussia. Con 6051 dollari, il suo PIL pro capite era meno della sesta parte di quello della Gran Bretagna. Tuttavia, la sua risposta ufficiale all’ebola sembra molto più solida di quella che paesi molto più ricchi possono apportare -una evidenza in più che i professionisti della salute sono all’altezza del rum e dei tabacchi in termini delle esportazioni cubane. Il sistema universale di attenzione della salute di Cuba permette questa esportazione. Il paese ha nazionalizzato i suoi servizi della salute poco dopo la sua rivoluzione, mettendo fine alla sanità privata e garantendo l’attenzione medica gratuita nella sua Costituzione. I risultati sono stati ampiamente elogiati. Nel 2008, valutando 30 anni in questo campo, l’OMS stimava “la rivoluzione dell’attenzione primaria della salute” di Cuba, con avanzamenti impressionanti in certi indicatori della salute. “Questi indicatori – che sono vicino o uguali a quelli dei paesi sviluppati – parlano da soli”, ha segnalato Gail Reed, che richiamava l’attenzione su una grande riduzione nel numero di morti di bambini minori di cinque anni e l’alta speranza di vita di Cuba, 77 anni. Il successo della salute di Cuba si basa sulla sua formazione medica. Dopo la rivoluzione cubana, fuggì la metà dai 6.000 medici del paese e il paese si vide obbligato a ricostruire la sua forza lavoro. Il sistema di formazione è cresciuto tanto che per il 2008 stava preparando 20.000 stranieri all’anno a essere medici, infermiere e dentisti, in larga misura in forma gratuita.

Non è la prima volta che i lavoratori della salute cubani sono stati inviati a far fronte a un disastro globale. Già nel 1960, immediatamente dopo la Rivoluzione, Cuba mandò medici in Cile per aiutare nelle conseguenze di un devastante terremoto, e la pratica ha continuato da allora per decenni. Nel 2005, Cuba si offrì a di mandare personale medico negli Stati Uniti dopo l’uragano Katrina nel 2005 (che a quanto pare furono respinti). Reuters riferisce che Cuba ha attualmente circa 50.000 operatori sanitari in 66 paesi. Oltre agli atti straordinari dell’assistenza umanitaria, la diplomazia medica normalmente serve spesso a scopi più pratici – una stima di 30.000 operatori sanitari, per esempio, si trovano attualmente in Venezuela, che compensa in parte con il petrolio. L’esportazione di conoscenza medica prevede che produrrà per Cuba un’entrata netta di 8.200 milioni nel 2014, secondo una relazione recente nel giornale statale Granma. Ci sono speranze che il turismo medico e l’esportazione di tecnologie mediche potrebbero un giorno fornire cifre simili.

Non è un quadro semplice. I critici si sono lamentati che Cuba ha cominciato a sacrificare la salute dei suoi cittadini in casa per guadagnare denaro con l’invio di lavoratori medici all’estero, e le condizioni di questi lavoratori della salute hanno ricevuto critiche. Il giornale Los Angeles Times ha riferito agli inizi di quest’anno che un numero importante di operatori sanitari cubani in Venezuela sono fuggiti dal paese per scappare dagli schiaccianti carichi di lavoro. (*)

Anche così, l’enorme risposta di Cuba alla crisi dell’ebola sembra avere lasciato da parte queste critiche, almeno per adesso. Il numero di personale medico cubano in Sierra Leone, Liberia e Guinea sembra che sia maggiore che l’insieme di quelli inviati da paesi molto più grandi come la Cina. Israele, un paese ricco con una popolazione simile, ha fatto nascere una polemica questa settimana respingendo l’invito all’’invio di squadre mediche. “Il denaro e i materiali sono importanti, ma queste due cose da sole non possono fermare la trasmissione del virus dell’ebola”, ha detto il mese scorso la dottoressa Margaret Chan, direttrice generale dell’Organizzazione Mondiale della Salute. “Le risorse umane sono chiaramente la nostra necessità più importante”.

(*) NOTA DI CUBADEBATE: Parlando delle prestazioni della salute a Cuba e della migrazione di alcuni lavoratori della salute dalle missioni, The Washington Post, ignora o trascura alcuni elementi di analisi che ci sembra importante sottolineare:

– Nonostante le migliaia di medici cubani in missioni di solidarietà, Cuba continua a stare tra i primi 5 paesi del mondo con maggiore proporzione di medici per abitante che prestano servizio nel suo sistema nazionale della salute. Gli indicatori della salute della popolazione non sono retrocessi in questi anni, ma continuano a migliorare qualitativamente. – Il paese ha intrapreso un ampio piano di riparazioni delle sue strutture sanitarie e di perfezionamento del suo sistema di assistenza, approfondendo con i servizi nelle insoddisfazioni riconosciute. – Gli Stati Uniti sviluppano un programma per incoraggiare l’esodo di professionisti della salute cubani che compiono missioni in altre nazioni, al quale destinano risorse finanziarie e umane, oltre a concedere l’ingresso accelerato in territorio nordamericano di questi professionisti; anche se questo non significa garanzia lavorativa nel sistema sanitario nordamericano.




“L’Anima e il muro”, poesie di Sante Notarnicola

Sabato 4 ottobre presso il circolo agorà è stata presentata l’antologia di poesie di Sante Notarnicola “L’anima e il muro”, edita da Odadrek. Per ricordare e rivivere l’occasione presentiamo tutti i documenti audio dalla serata insieme ad una trascrizione delle poesie scelte ed interpretate per noi da Maria Iglio.

Sante Notarnicola si definisce «un ragazzo con poca cultura, tanta buona volontà […] e basta»[1]. Non la pensarono certamente così i giornali dell’epoca. La cosa che colpisce è come “l’uomo” Notarnicola rimanga giustamente sbigottito di fronte all’ottusità e alla copiosa ed instancabile ricerca di aggettivi utilizzati per descriverlo. Si usano parole come sobillatore, sovversivo, rivoltoso, nappista, brigatista, terrorista, irrecuperabile, bandito, mostro.

————————-Ma non è così «…»

Tutte queste definizioni non erano evidentemente abbastanza. La legge del mondo moderno pare di fatto richiedere che si debba rasentare l’assurdo, arrivare a sfinire le persone fino al riso amaro di accettazione, utilizzando a tal proposito molteplici vesciche linguistiche che per “l’uomo” non hanno senso alcuno:

————————-Cominciò tutto diciotto anni fa.

————————-Era il settembre

————————-del millenovecentosessantasette.

————————-Mostro, scrissero i giornali,

————————-e la sentenza: bandito.

————————-Poi l’ergastolo e la cartella

————————-biografica su cui i carcerieri

————————-tutt’oggi scrivono: sobillatore

————————————————–sovversivo

————————————————–rivoltoso

————————————————–nappista

————————————————–brigatista

————————————————–terrorista

————————————————–irrecuperabile

————————-Mi pareva di aver percorso

————————-tutto l’arco della trasgressione.

————————-Non è così. Di recente

————————-hanno coniato un’altra categoria:

————————————————–irriducibile,

————————-e il carceriere ha dato una triplice

————————-mandata al blindato della mia cella.

————————————————–

————————-Palmi marzo 1985


In seguito all’introduzione alla serata di Maria Pia De Salvo della Biblioteca Andrea Fisoni, di un’analisi della poetica di Notarnicola a cura di Alessandro Scarpellini, e del prezioso intervento dell’avvocato Vainer Burani che ha illustrato il regime delle carceri speciali e l’inconsistenza giuridica delle leggi vigenti relativamente al reato di terrorismo, Sante Notarnicola ha aperto il suo intervento con una poesia in memoria del suo avvocato Bianca Guidetti Serra, introducendola con queste parole:


Io non leggo mai, tranne casi eccezionali, né le mie né le poesie degli altri. Però stasera, qui, farò un eccezione. È morto il mio avvocato. È morta una signora che si chiamava Bianca Guidetti Serra. Qui ne ho contati almeno quattro di avvocati. A Torino Bianca Guidetti Serra è considerata un monumento. Una persona che aveva fatto la resistenza, una delle poche donne che l’ha fatta anche combattendo. Dopo la resistenza ha studiato ed è diventata un avvocato. Era un avvocato particolare. Ha lasciato tracce e diversi libri che io vi consiglio vivamente di leggervi. Nella sua professione io ho avuto la fortuna di incontrarla in uno dei momenti più problematici e più tosti della mia esistenza. Era in una corte d’Assise a Milano dove ci guadagnammo un pugno di ergastoli a testa. Da lì lei è sempre stata un punto di riferimento. Dal suo lavoro volevo ricordare un paio di cose. Negli anni sessanta in Italia ci fu lo scandalo dei celestini. I celestini erano un gruppo di istituti dove i bambini abbandonati – com’ero io da ragazzino – facevano una vita grama, malmenati ecc. ecc. Si chiamava “istituto dell’infanzia abbandonata”. Fu uno scandalo enorme e lei ebbe un ruolo molto importante in quella situazione. La questione aveva delle forti connotazioni politiche, poiché chi conosce la vicenda sa come tale istituzione fosse annodata alla democrazia cristiana. 

La cosa forse più importante della sua carriera fu invece la lotta che fece contro la FIAT. Lei ed un certo Guariniello, che poi è diventato procuratore. Erano giovani all’epoca. Mettendo a posto degli scatoloni alla FIAT vennero trovate delle schede. Alcuni compagni che erano presenti capirono immediatamente di cosa si trattasse. Era la FIAT che assumeva ex-carabinieri per schedare il personale. La FIAT cercò in tutti i modi di affossare questo scandalo, tanto che dovette usare tutto il suo potere per ottenere che il processo da Torino venisse spostato a Napoli. I due avvocati portarono a Napoli tutta la documentazione e durante il tragitto ci furono tentativi di mandarli fuori strada. Era pesante la situazione. Non c’era ancora il movimento all’epoca, ma la gente, e soprattutto il partito comunista, alzò la voce. Si fece il processo e per la prima volta nella storia la FIAT subì una condanna [2].

————————-

————————-Alla maniera ebraica

————————-qui sulla tua tomba

————————-vengo a posare

————————-la pietra del cordoglio

————————-e a raccontarti

————————-cose raccattate

————————-sul selciato assolato

—–

————————-sepolcro privilegiato il tuo

————————-– si dice in giro –

————————-proprio di fronte al mare 

————————-oggi infuriato e 

————————-dall’altro lato i tuoi 

————————-amati monti e

————————-poi ancora fiorellini che 

————————-coprono il prato intorno

—–

————————-spero tu possa sentire

————————-per un momento solo

————————-questi profumi che stordiscono

————————-e udire se puoi

————————-i rumori del vento e del mare

————————-che cullano il tuo sonno

—–

————————-tutte le lapidi qui

————————-sono ruvide – lo sai.

————————-consunte dal tempo

————————-dal vento incessante

————————-nei mesi freddi

—–

————————-in questo pezzo di terra

————————-volutamente disadorna

————————-affido la mia memoria

————————-a questa piccola pietra.

————————-


—–

Di seguito riportiamo tutti i links relativi ai documenti audio degli interventi della serata:

Una raccolta di poesie di Sante Notarnicola è stata letta durante la serata da Maria Iglio.

Il file audio si trova qua di seguito, insieme a tutti testi della selezione:


Il guardiano delle macchine

Venni dal Sud con la mia valigia

(di cartone)
————
Il padrone
gettò al volo cinquanta lire
al guardiano delle macchine:
“tieni ragazzo, divertiti!”
Le cinquanta lire rotolarono
sull’asfalto fermandosi
vicino ad un tombino.
Soddisfatto il padrone
entrò nell’hotel
con la sua puttana.
Guardai la moneta
allungai il piede
spingendola nel buco.
Pioveva. Lunga,
lunga la strada
per la periferia. Quella
sera non presi il tram,
mi mancavano cinquanta lire.
————
Venni dal Sud con la mia valigia
(di cartone)
————
S.Vittore 25 marzo 1970
——————

——————

Il grecale

Quando sulla piana

soffio il grecale

ancorammo l’anima al dolore

——————

Volterra 22 ottobre 1970

——————

——————

 La comune cent’anni dopo

L’imperativo borghese: “Essere in!”.

La personalità acquisita coi cosmetici.
La cultura assimilata alla televisione
La sicurezza regalata dall’ultimo
modello Porsche.

——————

La protezione sostenuta da manganelli
sottoproletari.
L’imperativo borghese: “Essere in!”.

——————

Ironico come un gatto infedele

guardo le stelle
scruto la storia
aspettando dalle officine FIAT
l’ultimo modello per me:
un modello calibro nove – lungo.

——————

Volterra 20 aprile 1971

——————

*Mi sono spogliato,

attesa, paura, dolore.
L’attesa si è fatta cristallo

——————

e a questo soffitto
ho inchiodato la paura.

——————

Volterra 30 Aprile 1971

——————

——————

Il tempo

Ho ritratto la mano

prima che il gabbiano
stridesse ancora

——————

E il tempo
continua l’altalena
di mesi, di anni
– neppure ad agosto si è fermato –

——————

Ma ieri
dalla finestra
ho gettato la mia pena

——————

A luna alta
sono giunto
a te
con un pugno di parole

——————

S. Vittore 13 Agosto1971

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——————

La prigione

Incasellai nella mente

sguardi fiori e uno spicchio di cielo.
La pianura addormenta l’anima,
ma la prigione resta ferma sulla collina.

——————

Dopo tentai di gettare l’anima
al di là del muro. Zelante
il guardiano me la sbattè sul muso.

——————

S.Vittore 21 ottobre 1971

——————

——————

Notturno

Con in tasca

la mia giornata di pena
notte,
chino il capo
sotto la tua bava di luna.

——————

Procida 24 luglio 1972

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——————

Galera

Lì, dov’era più umido

fecero un fosso enorme
e nella roccia scavarono
nicchie e le sbarrarono

——————

alzarono poi garitte e torrioni
e ci misero dei soldati, a guardia

——————

ci fecero indossare la casacca
e ci chiamarono: delinquenti

—————

infine vollero sbarrare il cielo

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non ci riuscirono del tutto

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altissimi
guardammo i gabbiani volare

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Favignana 1 giugno 1973

——————

—————

Non dimenticare

Quando
mano nella mano
percorrerai
la Via Lattea
mia rosa,
non dimenticare
quando tormentata,
lasciandomi, mi dicevi:
ciao, a presto…

——————

E i cancelli
della prigione
ci allontanavano
uno ad uno…

——————

Favignana 5 dicembre 1973

——————

——————

Autoritratto

Un fiume
lungo come il tempo
ha scavato il volto mio

——————

chiazze di bianco
nei capelli e la barba
ha mille colori

——————

poi
nella notte
ho distillato
la pena
e si sono
schiariti
gli occhi
il sorriso

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Favignana 20 febbraio 1974

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Respiro

La crepa tocca
ormai la base
del muro di cinta.

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Senza sole,
imprigionato, inchiodato
come un cristo
in un battito di ciglia.

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Poi, indurito,
fisso i gabbiani
bimbi e stagioni concluse

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anche se,
per un attimo, donna,
c’è il tuo respiro
ad ammorbidire
la pena, turbandomi

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fino a settembre
quando, tra i tufi,
torna disinvolto il Favonio
a leggermi l’anima
che,
levigata dal mare
sbatte, senza misericordia sbatte.

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Favignana 1 Settembre 1976

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Anna Maria Ludman “Cecilia”

Esperta di volte
celesti
prima d’impallidire
fermò l’occhio
sulla stella più grande.

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Ed intanto sfumava
la luce nel giorno nuovo…

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Palmi 15 ottobre 1981

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I numeri

Ti ho scritto stamane
la duecentoquarantacinquesima
lettera del millenovecentottantatre.

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È il mio bilancio per l’anno che passa.

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Tu, nel millenovecentottantatre,
alla prigione sei venuta ventiquattro volte
(non ti hanno permesso di più…)
e,
per ventiquattro volte,
hai percorso duemila chilometri.

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Duemila per ventiquattro
fanno: quarantotto mila chilometri.
Non dimenticare. Non dimentico.
Neppure una volta ti hanno permesso
di portarmi del cibo, un libro o un fiore.

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Quarantottomila tormentati chilometri

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(non dimenticare, non dimentico)
e poi una lastra di vetro

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e lampi di ferocia, a dividerci.

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Ma tutto questo non ha impedito
che crescesse ancora l’amore
che mi porti, che ti porto, compagna.

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Palmi 30 Dicembre 1983

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Bilancio

Cominciò tutto diciotto anni fa.
Era il settembre
del millenovecentosessantasette.

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Mostro, scrissero i giornali,
e la sentenza: bandito.

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Poi l’ergastolo e la cartella
biografica su cui i carcerieri
tutt’oggi scrivono: sobillatore
sovversivo
rivoltoso
nappista
brigatista
terrorista
irrecuperabile

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Mi pareva di aver percorso
tutto l’arco della trasgressione.
Non è così. Di recente
hanno coniato un’altra categoria:
irriducibile,
e il carceriere ha dato una triplice
mandata al blindato della mia cella.

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Palmi marzo 1985

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Prospero. “Gallo”.

Da qualche tempo
vivo sulla collina
e puntuale
intorno alle cinque
è un gallo che da la sveglia
a tutta la vallata.

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E torna vivo
il ricordo
di quel compagno
che nelle prigioni
spulciava Marx e Lenin
a tutte le ore
e che,
con mio gran dispetto
tifava rumorosamente
per la Roma!

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Giugnola 15 giugno 2013

 

 

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Note:

[1] S. Notarnicola, L’evasione impossibile, Roma, Odraek, 1997, p. 35.

[2] Nell’agosto 1971 il pretore Raffaele Guariniello scoprì trecentocinquantamila dossier e schedature illegali di altrettanti lavoratori, sindacalisti, giornalisti, insegnanti, comuni cittadini e, in una cassaforte, un gran numero di mazzette che l’azienda aveva già predisposto per quei poliziotti e carabinieri che si fossero adoperati per fornire all’azienda le informazioni riservate. L’inchiesta venne trasferita a Napoli per “legittima suspicione” a causa di motivi di ordine pubblico e, dopo cinque anni, la sentenza di primo grado portò a qualche lieve condanna, cancellata dall’assoluzione per prescrizione del secondo grado. (Fonte: www.altrodiritto.unifi.it in data 09-10-2014)

notarnicola copertina

 




L’USB sul progressivo degrado negli ospedali pisani

OBJ4231779_1--478x440IL PROGRESSIVO DEGRADO NEGLI OSPEDALI PISANI: SPECCHIO DELLA DISTRUZIONE DEL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE

La stampa locale, riportando dichiarazioni di sindacati medici e infermieristici, evidenzia per l’ennesima volta una situazione estremamente pesante all’interno degli ospedali pisani: 65 i medici mancanti, cento gli infermieri e ben 500 gli operatori socio sanitari, carenza di organico che rende impossibile per gli operatori ospedalieri fornire servizi adeguati nel post operatorio, in generale in tutti i settori dell’assistenza e della cura.

Tutto questo alla faccia delle dichiarazioni dei dirigenti dell’AOUP, della ASL e della SdS, che tentano di nascondere questa realtà distraendo l’opinione pubblica con informazioni su “eccellenze” chirurgiche, nuove infrastrutture e altre innovazioni che niente possono di fronte allo scempio dell’intero Sistema Sanitario nazionale e regionale, scientemente pianificato da Governi e Regioni, per rispettare i parametri economici imposti dall’Unione Europea.

Il Servizio Sanitario Nazionale sta pagando un prezzo altissimo sull’altare delle politiche imposte dalla UE attraverso il governo Renzi.

Per finanziare e sostenere le grandi banche e le multinazionali, L’Unione Europea – nel nostro paese attraverso il governo Renzi – impone ai lavoratori sacrifici sempre maggiori, privazione di garanzie e diritti fondamentali come la salute.

A causa di queste politiche, oltre 10 milioni di cittadini restano fuori dal sistema sanitario semplicemente perché non sono in grado di comprarsi “le cure”, la prevenzione e la riabilitazione sono ormai quasi completamente nelle mani delle assicurazioni e degli imprenditori, mentre la qualità dei servizi cala inesorabilmente con l’ingresso dei privati, che hanno come unico interesse il profitto. Il tutto in un sistema dove quel poco di “pubblico” rimasto è sempre più minacciato dalla corruzione e dal malaffare, frutto del sistema degli appalti e delle esternalizzazioni, vera causa di sprechi e disservizi.

Il personale del SSN è sottopagato, deprofessionalizzato e sfruttato.

La spesa per il personale è stata e resta per il Governo la prima voce di risparmio, tanto che oggi nei bilanci delle ASL è stata superata da quella per acquisto di servizi esterni da privati. 60.000 Infermieri mancano all’appello per garantire livelli di assistenza adeguati. I lavoratori e le lavoratrici della sanità, nonostante carichi di lavoro massacranti che mettono costantemente a rischio la propria e altrui sicurezza, continuano ad essere senza contratto mentre oltre 85.000 precari attendono da anni una stabilizzazione.

Per tutto questo esiste una cura, che non è l’austerità imposta dall’Unione Europea e fatta propria attivamente dal Governo Renzi ma il rilancio di un sistema sanitario pubblico che rimetta al centro i bisogni dei cittadini e restituisca dignità ai lavoratori.

L’Unione Sindacale di Base, aderente al Coordinamento Toscano per la Difesa della Salute, invita lavoratori e utenti a partecipare:

ALL’ASSEMBLEA REGIONALE IN DIFESA DELLA SANITÀ PUBBLICA.DELL’11 OTTOBRE A FIRENZE (ore 10, presso il Dopolavoro Ferrovieri di Firenze – Via Alamanni),

ALLO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE DEL PROSSIMO 24 OTTOBRE CON MANIFESTAZIONI NEI CAPOLUOGHI DI REGIONE CONTRO IL GOVERNO RENZI, IL JOB ACT E L’ATTACCO ALLA SANITA’ PUBBLICA

LEGGI il Comunicatousb_sanita