Quando sentite dello sciopero in Francia

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Post dal profilo Facebook di Giorgo Cremaschi

Quando sentite che in Francia sono al sesto giorno di sciopero e la lotta va avanti e si estende.
Quando sentite che la popolazione, invece che arrabbiarsi con gli scioperanti per i trasporti ed i servizi fermi, se la prende con il presidente Macron.
Quando sentite che questa lotta ha tante ragioni di giustizia da rivendicare, ma che prima di tutto chiede il ritiro di una controriforma delle pensioni pesante, ma meno feroce della legge Fornero.
Quando sentite che in Francia si lotta contro ciò che da noi si subisce ed accetta, non fate sociologia, non fate psicologia popolare sulla rassegnazione degli italiani. Provate invece a sentire le parole balbettanti e vuote dei leader di CGILCISLUIL, il chiacchierificio della sinistra ufficiale, i proclami dei tanti inutili leader del popolo per via televisiva e comincerete a capire.
Forse i francesi sono anche un popolo speciale, ma anche gli italiani lo sono stati per tanto tempo. Poi negli ultimi trent’anni nei grandi sindacati, nella classe politica, nei mass media, tra gli intellettuali alla moda ha prevalso chi si è arreso al liberismo e ne è diventato servo e propagandista.
Io ho visto i lavoratori ed il popolo italiano dare delle prove di coraggio e determinazione nella lotta che farebbero invidia ai francesi. Poi ho visto questa forza popolare e di classe spegnersi passo dopo passo, sotto i colpi del mercato certo, ma anche sotto quelli di chi quella forza avrebbe dovuto rappresentare e conservare e invece indeboliva e tradiva.
Abbiamo gruppi dirigenti dei grandi sindacati e della sinistra ufficiale che da trent’anni educano il popolo alla paura e alla resa di fronte al mercato, alle multinazionali, al potere dei ricchi.
Ed è questa educazione alla paura il brodo di coltura di Salvini, Meloni e simili, che se avessero di fronte il popolo italiano fiero e combattente che pure c’è stato, durerebbero pochi mesi. La paura governa il paese attraverso una classe politica e sindacale vile che impone viltà.
Quindi quando sentite dello sciopero in Francia non sospirate, non piangete, ma indignatevi con la classe politica e la burocrazia sindacale responsabili di aver rinunciato alla lotta e mandatele all’inferno. Oggi in Francia, domani in Italia, come siamo stati capaci di fare, come riprenderemo a fare.