22 gen. A fianco del popolo curdo

kurdistan agorà

AL FIANCO DEL POPOLO CURDO
CONTRO I CRIMINI DEL REGIME TURCO DI ERDOGAN.

Venerdì 22 gennaio giornata di solidarietà
al circolo agorà di Pisa, in Via Bovio 48/50

Come una tragica Matrioska, la guerra in atto in Medio Oriente contiene tante tragedie e conflitti, messi in luce, travisati o nascosti da un sistema d’informazione occidentale che da molto tempo è esso stesso uno strumento di guerra, il più raffinato e incisivo.

Uno dei conflitti recentemente “desaparecido” dalle cronache è quello che vede la Turchia impegnata nel massacro del popolo curdo.

Da mesi l’esercito e le forze speciali turche cingono d’assedio le cittadine curde nel Sud Est del paese (Cizre, Silopi, Diyarbakir e altre), portando nei centri storici morte e distruzione. Contro le popolazioni civili sono usate armi pesanti, carri armati, artiglieria, aviazione, da parte di un esercito che all’interno della NATO per potenza è secondo solo agli Stati Uniti. Si contano già oltre 1.000 morti tra le popolazioni civili.

Essere alleato sul fronte SUD dell’Alleanza Atlantica e dell’Unione Europea garantisce alla feroce dittatura turca una protezione vergognosa da parte dei governi e delle diplomazie occidentali, impegnati a contendere con le armi territori, risorse energetiche e mercati a competitori del calibro della Russia, della Cina e di altre potenze impegnate nei vari conflitti.

In questa polarizzazione pericolosissima per la pace tutto è permesso a Erdogan. La protezione, il finanziamento e il sostegno militare ai terroristi dell’ISIS, le provocazioni contro la Russia, la citazione di Hitler come statista di riferimento per il futuro della Turchia, ma soprattutto il massacro di migliaia di cittadini e militanti  curdi e turchi.

Contro le politiche di morte di Erdogan e la sua protezione da parte della NATO e dell’Unione Europea, per l’immediato cessate il fuoco nelle zone curde e la fine del massacro, abbiamo organizzato per venerdì 22 gennaio ’16 una giornata d’incontro e raccolta fondi a favore delle organizzazioni popolari curde, alla quale invitiamo la cittadinanza a partecipare.

PROGRAMMA DELLA GIORNATA DI VENERDÌ 22 GENNAIO ’16

Ore 17,30 incontro con Erdal Karabey – presidente dell’Associazione culturale Kurdistan, Marco Rovelli, musicista e scrittore / autore di un romanzo su Avesta Harun, guerrigliera curdaLorenzo Trapani, Campagna Noi Restiamo e “inviato dal Kurdistan”, presente a Kobanê durante i combattimenti.

Ore 20,30 cena sociale di sottoscrizione per le organizzazioni popolari curde

Cous cous di carne e/o verdure – dessert – acqua e vino

contributo minimo 10 euro

E’ fondamentale la prenotazione, per evitare inutili sprechi: chiamare lo 050500442 – 3383614966agorapi@officinaweb.it

A fine cena “L’amore al tempo della rivolta”
concerto di Marco Rovelli

Promuovono l’iniziativa il circolo agorà, Ross@ Pisa, la Rete dei Comunisti, il Coordinamento Toscano per il Kurdistan

Al fianco della Resistenza del popolo curdo
Venerdì 22 gennaio ’16 
CIRCOLO AGORA’ PISA Via Bovio 48/50

Ore 17,30 incontro con 

Erdal Karabey– presidente dell’Associazione culturale Kurdistan
Marco Rovelli, musicista e scrittore / autore di un romanzo su Avesta Harun, guerrigliera curda
Lorenzo Trapani, “Campagna Noi Restiamo” e “inviato dal Kurdistan”, presente a Kobanê durante i combattimenti.


Ore 20,30 cena sociale di sottoscrizione per le organizzazioni popolari curde
Cous cous di carne e/o verdure – dessert – acqua e vino
contributo minimo 10 euro
E’ fondamentale la prenotazione, per evitare inutili sprechi: chiamare lo 050500442 – 3383614966 agorapi@officinaweb.it

A fine cena “L’amore al tempo della rivolta”
concerto di Marco Rovelli 

Fermare la mano assassina del regime di Erdogan 

Denunciare le complicità della NATO e dell’Unione Europea con i crimini del governo turco.

Cancellare il Partito Curdo dei Lavoratori (PKK) e le organizzazioni rivoluzionarie turche dalle “Black List” dell’imperialismo occidentale.

Circolo agorà, Ross@ Pisa, Rete dei Comunisti
Coordinamento Toscano per il Kurdistan




31 ottobre. Corteo regionale “Toscana per il Kurdistan”

Appello alla mobilitazione nazionale per la pace e la democrazia in Siria e Turchia:

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In queste ore in Siria come in Turchia la lotta per la Pace e per la Democrazia si confronta con una sfida ancora una volta decisiva per il futuro di tutto il Medio Oriente e dell’Europa stessa: da più di un anno le forze YPJ e YPG resistono per la liberazione del Rojava e della Siria dalle forze dello Stato Islamico mentre la città liberata di Kobane combatte la sua battaglia per la ricostruzione dopo aver pagato il prezzo più alto.

Nel frattempo la battaglia condotta in Turchia dall’HDP – il Partito Democratico dei Popoli – si scontra con la terribile campagna repressiva condotta dal governo Erdogan contro il popolo curdo e le istanze di democratizzazione dell’intera nazione.

Dopo l’attentato dello scorso 20 Luglio nella cittadina di Suruç che ha causato la morte di trentatre giovani dell’associazione socialista SGDF in procinto di consegnare a Kobane un carico di aiuti, un nuovo sanguinoso attentato ad Ankara nel corso di una manifestazione per la pace organizzata da diverse organizzazioni dell’opposizione al governo in carica ha visto la morte di 128 persone e centinaia di feriti.

Una chiara strategia della tensione colpisce la Turchia in queste ore, una strategia che cammina sulle stragi di centinaia di vite umane come nell’attacco militare contro i civili di decine di municipalità curde e nell’arresto preventivo di migliaia di giornalisti e oppositori.

Il prossimo 1 novembre i cittadini turchi dovranno tornare alle urne a distanza di pochi mesi dalle ultime elezioni che lo scorso 7 Giugno hanno cambiato il futuro della Turchia mettendo in crisi il governo assoluto del partito governativo AKP, il rischio di brogli elettorali come di ulteriori attacchi che portino il paese alla guerra civile è altissimo.

Ancora una volta le piazze di tutto il mondo dovranno prendere parola per la Pace, dovranno dimostrare solidarietà alla lotta che in Rojava e in Turchia reclama Democrazia e lo fa a costo della vita.

Invitiamo perciò a manifestare in tutta Italia il prossimo 31 Ottobre in solidarietà con le mobilitazioni che in tutto il mondo scenderanno in piazza nel nome di Kobane e dell’Umanità.

Vi aspettiamo Sabato 31 ottobre
concentramento ore 15,30
Piazza Santa Maria Novella – Firenze

Pace e Democrazia in Turchia e in Siria
Êdî Bese! Basta Massacri di Stato!

Coordinamento Toscano per il Kurdistan
Rete italiana di solidarieta’ con il popolo kurdo
UIKI Onlus
Comunità Curda Toscana

http://www.uikionlus.com/firenze-corteo-regionale-toscana-per-il-kurdistan-31-ottobre/




Il circolo agorà saluta la nascita di Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia Onlus

Livorno, 18 Gennaio 2015.

In tanti ieri sera ci siamo ritrovati al nuovo teatro delle commedie di Livorno per l’inaugurazione della Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia Onlus, una diramazione nazionale di Heyva Sor a Kurdistanê, la più grande organizzazione umanitaria per il Kurdistan, attiva in Germania dal 1993.

La sede italiana dell’associazione nasce proprio a Livorno da un gruppo di cittadini e cittadine Curdi e Italiani con lo scopo di organizzare in Italia iniziative di sensibilizzazione e raccolte di fondi da destinare alla campagna internazionale di solidarietà con il popolo Curdo, particolarmente urgenti in questi mesi in cui le popolazioni del Kurdistan siriano, con i loro esperimenti di autogoverno democratico, sono impegnate in una strenua resistenza contro il pressante assedio dell’ISIS.

Come puntualizzato dal direttivo dell’associazione l’idea che fa da fondamenta all’iniziativa è quella di portare avanti attività che abbiano come scopo la difesa di valori e principi universali, portare assistenza gratuita da discriminazioni di ogni tipo per alleviare la sofferenza umana laddove essa sia presente, in Kurdistan come altrove, dando come precedenza sia aree di guerra che luoghi che risentono degli effetti causati dalle guerre, zone colpite da calamità, e aree di povertà in qualsiasi nazione o regione.

I membri del direttivo presenti in sala questa sera erano Alican Yldiz, Barbara Mancini, e Şevda Sunmez. In un video realizzato appositamente per il lancio dell’inaugurazione da Filippo Del Bubba (autore anche di una galleria fotografica della serata) è possibile vedere e ascoltare da loro stessi che cosa li ha mossi nel percorrere questa strada:

La presentazione dell’associazione è stata moderata da una brillante ricercatrice universitaria di Diritto internazionale all’università di Pisa e studiosa del confederalismo democratico: Martina Bianchi. Ricercatrice che – come lei stessa si definisce – per il momento ancora riesce a “sopravvivere” e fare ricerca all’interno dell’università italiana.

Martina ha successivamente introdotto anche gli altri ospiti della serata: Yilmaz Orkan, presidente dell’Ufficio Informazione Kurdistan (UIKI), associazione che fin dalla sua nascita si occupa soprattutto di rendere nota la questione curda sia in Kurdistan che in Europa fornendo documenti sulla repressione, la discriminazione e la guerra contro il popolo Curdo nei quattro paesi in cui il Kurdistan è stato diviso nel 1923 con il Trattato di Losanna, dove il popolo Curdo è stato separato e costretto a subire gravi forme di discriminazione ed esclusione.

A seguire l’intervento di Vahdettin Kilic, vice presidente dell’associazione Heyva Sor a Kurdistanê in Germania a cui Erdal Karabey, presidente dell’Associazione culturale Kurdistan, si è gentilemente prestato nel ruolo di interprete.

L’anno 2014 è stato infatti uno dei più difficili per l’associazione Heyva a Kurdistanê. L’attacco del califfato islamico e delle milizie DAISH (da noi comunemente note come ISIS)  ai danni di Curdi, Assiri, Cristiani e Turkmeni nelle città di Şengal e Kobanê in Rojava, ha peggiorato enormemente quello che già era una delle crisi umanitarie più grandi del mondo. Sono stimati in numero di 400’000 i Curdi costretti a fuggire da Kobanê dall’avanzata delle milizie ISIS che soltanto un mese prima, nell’agosto 2014, avevano forzato mezzo milione di Curdi Yazidi a lasciare Şengal. Tutte queste vittime vanno ad aggiungersi ai 3 milioni di rifugiati dalla guerra civile siriana e ai quasi due milioni di profughi causati dall’intervento dell’ISIS in Iraq.

Erdal Karabey conclude con un intervento appassionato. Condannando l’attentato alla libertà di espressione che solo pochi giorni fa ha colpito la Francia, e affermando che la stessa identica cosa capita da anni a milioni di persone nel Kurdistan, dove la libertà di espressione è oltraggiata oltremodo, tanto che non ci si può addirittura “esprimere” nella propria lingua, “esprimere” la propria cultura. Come per provocarci, si rivolge quindi al sindaco Nogarin presente in sala dicendogli:

 “Signor Sindaco Nogarin, i suoi colleghi Curdi sono ancora in carcere!”.

Nel dramma di Parigi, continua Erdal, sono morte tre donne Curde. Afferma che la religione non ha spazio in quello che sta accadendo. Parla di geopolitica, di Erdogan e del Qatar, e di tutti coloro che si sono dimenticati del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), ovvero di tutti quegli uomini e donne che hanno difeso indistintamente tutti quanti dall’aggressione fascista dell’ISIS. Il PKK ha difeso tutti: Armeni, Turkmeni, Curdi, Assiri e Cristiani, al di là di ogni religione ed in assenza di quel fantomatico esercito americano accorso sul campo maldestramente ed in ritardo.

A seguire, introdotta dalle parole di Martina Bianchi, è stata l’illustrazione del progetto di convivenza della regione che nel 2012 è partito nel Rojava. In quell’anno i tre cantoni di Afrin, Jazira e Kobanê cominciarono ad intraprendere un esperienza di autogoverno basata su di un avanzato patto sociale di civile coesistenza tra popoli. In tale costituzione i concetti espressi vanno ben oltre il nazionalismo. Il Kurdistan infatti non reclama l’autodeterminazione di uno stato-nazione. Quel che si voleva e che si continua a volere è una pacifica convivenza, un pluralismo democratico avanzato che si evince dalle parole  stesse della sola prefazione della carta del loro contratto sociale (http://www.uikionlus.com/carta-del-contratto-sociale-del-rojava-siria/):

Prefazione della carta del contratto sociale del Rojava (2012)

Noi popoli che viviamo nelle Regioni Autonome Democratiche di Afrin, Cizre e Kobanê, una confederazione di curdi, arabi, assiri, caldei, turcomanni, armeni e ceceni, liberamente e solennemente proclamiamo e adottiamo questa Carta.

Con l’intento di perseguire libertà, giustizia, dignità e democrazia, nel rispetto del principio di uguaglianza e nella ricerca di un equilibrio ecologico, la Carta proclama un nuovo contratto sociale, basato sulla reciproca comprensione e la pacifica convivenza fra tutti gli strati della società, nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, riaffermando il principio di autodeterminazione dei popoli.

Noi, popoli delle Regioni Autonome, ci uniamo attraverso la Carta in uno spirito di riconciliazione, pluralismo e partecipazione democratica, per garantire a tutti di esercitare la propria libertà di espressione. Costruendo una società libera dall’autoritarismo, dal militarismo, dal centralismo e dall’intervento delle autorità religiose nella vita pubblica, la Carta riconosce l’integrità territoriale della Siria con l’auspicio di mantenere la pace al suo interno e a livello internazionale.

Con questa Carta, si proclama un sistema politico e un’amministrazione civile fondata su un contratto sociale che possa riconciliare il ricco mosaico di popoli della Siria attraverso una fase di transizione che consenta di uscire da dittatura, guerra civile e distruzione, verso una nuova società democratica in cui siano protette la convivenza e la giustizia sociale.

A conclusione dei tre interventi anche il Sindaco di Livorno Filippo Nogarin prende la parola. Porta avanti un intervento a braccio che esprime piena solidarietà dell’istituzione al progetto umanitario e rivolge un appello alla necessità di informazione:

“… non vorrei che passasse come di secondaria importanza rispetto alla diffusione culturale, la diffusione delle informazioni di quello che realmente accade in questi territori. Spesso gli strumenti adoperati da chi compie violenza sono quelli di oscurare completamente ogni forma d’informazione. Questa è infatti una tecnica che da sempre è stata utilizzata nel corso della storia. Penso che il nostro sia un primo passo per capire, per accendere un riflettore su chi reclama il diritto alla dignità – come diceva giustamente Martina. Credo che in questa direzione dobbiamo collaborare, non soltanto con gli aiuti umanitari, che sono ovviamente fondamentali, ma con la diffusione di quello che accade. È questo un po’ il senso generale: Riuscire a mantenere un rapporto di vera fratellanza nel rispetto totale della lingua, della cultura, il nome del popolo, e di tutto quel bagaglio di unità che giustamente state rivendicando. Non dimenticando però che tutto questo è un patto integrante ad un percorso ancora più ampio, che è quello di una profonda fratellanza. Torno a porre attenzione su questo aspetto. Perché se è vero che ci troviamo ancora una volta di fronte ad una situazione di emergenza, io credo che si debba dimostrare che queste cose non accadranno più nella misura in cui si operi nella loro prevenzione. La prevenzione è un percorso che va nella direzione dell’integrazione vera e totale di tutti i popoli.  Questo è secondo me l’obiettivo, forse utopico, perché non sarà certo il sindaco Nogarin a cambiare il corso della storia che da sempre purtroppo va verso la divisione. Però ci dobbiamo ancora provare con tutte le nostre forze. Lo faremo con quello che sarà nelle nostre possibilità, che sono comunque di una città importante che è crocevia di tolleranza. Sono onorato di dire che anche questa volta si parte da Livorno come simbolo di fratellanza. Spero vivamente che continueremo oltre agli aiuti umanitari a far si che ci sia possibilità di avere informazioni, e di avere voce per diffonderle nel mondo, perché questo è forma altissima di democrazia.”

Gli ultimi due interventi sono di Ivan “Grozny” Compasso, giornalista freelance autore di un recentissimo reportage per La Repubblica su Kobanê ed Alberto Mari, membro della delegazione italiana nei campi profughi del Kurdistan iracheno.

Il giornalista Ivan Compasso argomenta emotivamente. Parla di confini non come linee di delimitazione da difendere, ma per quello che sono veramente: “un vero e proprio limite mentale dei popoli che ci vivono all’interno“. Parla entusiasticamente della resistenza di Kobanê, così come parla con preoccupazione del terrorismo mediatico usato dall’ISIS, di quanto inquieti il fatto che nelle sue file ci siano molte persone che vengono proprio dall’europa.

Dice di sapere quanto possa essere brutto vedere un popolo come quello Curdo dove uomini e donne sono costretti ad imbracciare un fucile, ma allo stesso tempo dice essersi profondamente convinto che: “il pacifismo se lo può permettere solo chi comanda“. Polemizza sulla Turchia di Erdogan, di come sia possibile che un paese membro della NATO non sia in grado di aprire un corridoio umanitario per Kobanê. Parla di come i militanti dell’ISIS, sebbene combattutti, vengano comunque rispettati. Vengono perquisiti, catalogati e seppelliti sia per ovvie motivazioni legate all’igiene, ma  anche per compassione umana. Si pensa infatti che sia giusto che in un futuro i parenti possano sapere dove sono seppelliti i loro cari. Alla domanda della moderatrice riguardo alla presenza o meno sul territorio di milizie internazionali per difendere Kobanê, Ivan risponde dicendo che: “a Kobanê è difficile sia entrare che uscire“. Non ha notizie della presenza o meno di milizie internazionali, ma pare corra una leggenda di un invincibile combattente tedesco presente sul territorio. Lui dice di non sapere se questa notizia sia vera oppure no, tuttavia i combattenti dell’ISIS hanno paura di questa specie di “Rambo” teutonico, e a lui piace pensare che possa esistere davvero.

Alberto Mari inquadra la situazione in modo chiaro e deciso. Vede un popolo che strenuamente resiste a tutto quel che l’occidente ed i suoi grandi cuochi del novecento hanno preparato per loro.  Quei confini scellerati li ha infatti tracciati la nostra prima guerra mondiale. “Occorre rifarsi alla storia,” dice Mari, “alla memoria, per far si che anche l’origine dei conflitti possa essere portata chiaramente alla luce”. Queste volute e dolose dimenticanze di memoria storica sono evidentemente anch’esse un limite di noi paesi occidentali. Prosegue illustrando la solidarietà tangibile e l’umanità delle popolazioni che vivono in quelle aree. Negli ultimi due anni infatti nella Rojava la pratica della “democrazia” radicale (autogoverno dal basso) nelle assemblee territoriali, il protagonismo delle donne, e il riconoscimento della pluralità del movimento hanno gettato le basi per una rivoluzione sociale. Processi di questo tipo che avvengono in aree di povertà e disagio causate da forze esterne, possono solo essere considerati da noi popoli occidentali “come un esempio da ammirare“.

L’unico neo è stato il limitato spazio per l’intervento del pubblico in sala. Il tempo non è stato sufficiente all’instaurarsi di un vero e proprio dibattito. Forse è anche per questo che realtà di antagonismo sociale presenti in città ed in sala non sono intervenute. Probabilmente ci si è trovati ad essere troppo vicini all’ottima cena tradizionale offerta dalle comunità curde di Cecina, Pontedera e Firenze.

Chiunque abbia intenzione di aiutare la Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia Onlus può contattarla attraverso

il sito internet: http://www.mezzalunarossakurdistan.org/

l’indirizzo e-mail: mezzalunarossacurda@gmail.com

il profilo fb: Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia Onlus

oppure direttamente donando sul suo conto corrente bancario:

mezza luna rossa kurdistan

Conto: 1000 / 00132226

Intestato a: Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia Onlus

IBAN: IT63 P033 5901 6001 0000 0132 226




1 Nov. La mobilitazione in sostegno alla lotta del popolo curdo a Kobane passa anche da Firenze

1° novembre

giornata mondiale per Kobanê

CURDI

Con la resistenza di Kobanê!

Riconoscere l’autonomia democratica in Rojava e in tutto il Kurdistan!

Dal 15 settembre 2014 l’ISIS ha lanciato una grande campagna militare su più fronti contro la regione curda di Kobanê (in arabo: Ayn Al-Arab) in Rojava/nord della Siria. Questo è il terzo assalto di ISIS contro Kobanê dal marzo 2014. Le bande di ISIS sono state sostenute in questo dai militari turchi, sia logisticamente sia politicamente. Il piano ultimo della Turchia è “l’occupazione del Rojava Kurdistan”, esercitando pressione internazionale per creare una zona cuscinetto nella regione. La pre-condizione per la creazione di una zona cuscinetto/no-fly zone, è svuotare Kobanê dalle persone. E distruggere l’auto-governo istituito dai curdi nel corso degli ultimi due anni.

Ma questi piani si sono scontrati con l’eroica resistenza dei combattenti e delle combattenti curde delle YPG/YPJ, che resistono contro tutte le previsioni e difendono la città e i civili che vi sono rimasti. Ora anche la coalizione contro ISIS ha inviato aiuti umanitari e rifornimenti alle forze di difesa. Kobanê è uno dei tre cantoni del Rojava (Kurdistan occidentale/Siria settentrionale), in cui è stata dichiarata l’autonomia democratica a novembre 2013, con la partecipazione di tutti i gruppi religiosi ed etnici. La creazione di strutture democratiche di autogoverno di base rappresenta un’alternativa democratica per la Siria e l’intero Medio Oriente, e contrasta con le visioni nazionaliste, religiose, fondamentaliste, patriarcali e capitalistiche.

Il modello democratico del Rojava è una spina nel fianco dei gruppi terroristici come Al Qaeda, Jubhat al Nusra e ISIS, così come per le forze regionali ed internazionali. Il sostegno a ISIS da parte del governo turco è davanti agli occhi dell’opinione pubblica internazionale. La Turchia ha inoltre ricominciato i bombardamenti anche sul proprio territorio, nelle zone curde, mostrando il suo vero obiettivo: indebolire i curdi in Siria e in Turchia. Per fermarli occore:

  • Disarmare ISIS e isolare gli Stati che lo sostengono (Arabia Saudita, Qatar, Turchia)
  • Aprire un corridoio al confine turco che consenta aiuti umanitari e rifornimenti alle forze di difesa kurde delle YPG/YPJ che stanno eroicamente difendendo Kobane
  • Riconoscere l’autonomia democratica del Rojava (Kurdistan occidentale) in Siria, esempio di autogoverno e convivenza pacifica fra popoli, religioni, culture diverse, contro il totalitarismo di ISIS
  • Togliere il PKK dalla lista delle organizzazioni “terroristiche” e proseguire il negoziato con Öcalan

info e contatti: ass.culturalekurdistan@gmail.com info@uikionlus.com

www.retekurdistan.it

Appello urgente: Manifestazione globale contro ISIS – per Kobanê – per l’Umanità! 1 novembre ore 14

kurdi




ReteKurdistan Italia: aiuti umanitari e non armi

RETE KURDISTAN ITALIA: L’ITALIA MANDI SUBITO AIUTI UMANITARI E NON ARMI, E SI ADOPERI POLITICAMENTE PER STABILIZZARE L’AUTONOMIA DEMOCRATICA IN TUTTO IL KURDISTAN

In merito agli articoli pubblicati ieri sulle versioni online de “La Padania” e “Il Fatto Quotidiano”, in cui si afferma che la Rete Kurdistan Italia avrebbe chiesto all’Italia l’invio di armi ai peshmerga del Kurdistan iracheno per combattere ISIS, si precisa quanto segue: la posizione espressa sempre dalla Rete Kurdistan Italia è stata contro interventi armati esterni nell’area o per armare una parte sul campo.

Come espresso in un appello diffuso qualche giorno fa, la Rete ha chiesto e chiede che l’Italia invii prontamente aiuti umanitari per alleviare le terribili condizioni della popolazione sfollata, e che si adoperi nelle sedi internazionali per isolare ISIS (adottando anche sanzioni nei confronti di quei paesi che lo sostengono, come fra gli altri Arabia Saudita e Turchia), e per sostenere l’autonomia democratica nelle regioni kurde, da sud (Iraq) a Nord (Turchia), da est (Iran) a ovest (Siria). In particolare nell’immediato si chiede che venga sostenuta l’esperienza di autogoverno in Rojava (Kurdistan occidentale siriano) iniziata due anni fa, e che costituisce un potenziale modello per la convivenza pacifica e democratica fra i vari popoli del Medio Oriente, non a caso presa di mira dagli attacchi sanguinari di ISIS già da tempo e prima della loro aggressione in territorio iracheno, nel silenzio pressoché unanime della comunità internazionale.

Solo una soluzione pacifica porterà a una stabilizzazione dell’intera area: al posto delle armi, si pensi piuttosto a dialogare con i kurdi, ad esempio togliendo il PKK, che si è mosso prontamente sul campo per aprire corridoi umanitari al fine di mettere in salvo la popolazione minacciata di massacri da ISIS, dalla lista delle organizzazioni terroristiche degli USA e dell’Unione Europea, e spingendo sulla Turchia perchè continui il negoziato con Öcalan che può mettere fine a un conflitto che dura da trent’anni.

Roma, 19.08.14

La Segreteria operativa della Rete Kurdistan Italia

www.retekurdistan.it

mail: info@retekurdistan.it
telefono: 3498327322