Un’alternativa a euro, Unione Europea, Nato. Possiamo provarci!

— Redazione Contropiano

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9/11/2015

Assemblea nazionale sabato 21 novembre a Roma per dire No a euro, Unione Europea e Nato, per discutere e dare seguito alla PIATTAFORMA SOCIALE PER IL LAVORO, LA DEMOCRAZIA E LA PACE

Oggi tutti i governi europei, nessuno escluso, praticano le politiche di austerità , di attacco ai diritti sociali e del lavoro, di criminalizzazione dei poveri nativi e migranti,  di restrizione della democrazia.

La breve stagione di eresia della Grecia si è per ora conclusa con la resa di quel governo alla Troika e con l’accettazione di un memorandum che sottomette il paese ad essa.

Non c’è nessun segnale oggi in Europa che faccia pensare ad una revisione o anche solo ad un allentamento della stretta delle politiche di austerità. Anzi i piccoli rimbalzi produttivi dopo anni  di recessione vengono utilizzati dal potere economico e politico nella UE per sostenere la necessità  di affrettare le riforme. Così la disoccupazione di massa si consolida e accanto ad essa dilagano la precarietà  ed il super sfruttamento del lavoro, le privatizzazioni e il dominio del mercato sui diritti e sulle vite.

Le riforme altro non sono che l’adeguamento dei sistemi sociali e costituzionali dei singoli paesi della UE alle esigenze di profitto delle grande imprese multinazionali e della finanza. Tutti i Trattati UE formalizzano la costituzione autoritaria del liberismo selvaggio, da imporre in ogni paese.

La corruzione sempre più diffusa in tutto il continente a tutti i livelli del potere, viene usata dalle stesse classi dirigenti che la praticano per esaltare la necessità  delle riforme liberiste e autoritarie. I Mass media sono tutti diventati megafoni chiassosi della messa sotto accusa dei diritti sociali e del lavoro, che vengono accusati di essere la causa della crescita del debito pubblico.

In Italia la controriforma costituzionale, attuata con l’obbligo del pareggio di bilancio e con il pacchetto di riforme del governo Renzi, realizza il dettato dei trattati UE e le indicazioni politiche della Troika.

Oggi il sistema di potere che sta portando la condizione europea indietro di un secolo, cancellando i risultati politici, sociali e morali della sconfitta del fascismo, questo sistema di potere in mano alla finanza e al capitalismo multinazionale si chiama Unione Europea. E il suo primo strumento di potere e ricatto verso i popoli, in particolare quelli più colpiti dalla crisi, è l’Euro

L’Unione Europea di oggi non ha nulla a che vedere con gli ideali democratici degli europeisti antifascisti. Essa è una costruzione autoritaria dominata dalla grande finanza e dalle multinazionali, alle quali vuole lasciare assoluta libertà d’azione con il TTIP che si vuole firmare con gli USA. La UE oggi non incarna nessun ideale o politica di pace, anzi sempre più si identifica con il militarismo aggressivo e distruttivo della NATO, in Ucraina, come in Libia, come nel Medio Oriente.

I grandi sindacati, le forze socialdemocratiche, i movimenti sociali e politici nelle loro maggioranze oggi rifiutano di prendere atto di questa realtà, cioè che la UE e i suoi governi sono l’avversario.

Così in Europa si è costruito un sistema di potere che ha messo assieme il capitalismo multinazionale e le grandi borghesie dei paesi europei, le sinistre convertite al liberismo ed i gruppi dirigenti dei sindacati complici, tecnocrazie, cultura e informazione di regime. Le destre neofasciste e xenofobe non sono un’alternativa a questo sistema di potere, ma ne sono solo una versione più  aggressiva e feroce, quando non vengono semplicemente utilizzate per rafforzarlo.

Il sistema di potere europeo non è riformabile, può solo evolvere ulteriormente in senso autoritario e socialmente iniquo. Le politiche di austerità  non sono separabili dalla moneta unica che le impone e sostiene. Non è vero che questa Europa sia un mercato senza politica, al contrario essa è un mostruoso sistema politico che impone passo dopo passo il privilegio assoluto del mercato rispetto ai diritti delle persone. Questo sostiene anche l’appello alle sinistre italiane di Oskar Lafontaine.

Le persone e le organizzazioni che si riconoscono in questi giudizi ritengono che per troppo tempo i diritti sociali e le conquiste democratiche del popolo italiano siano state sottoposte al ricatto del vincolo europeo e che sia giunto il momento di squarciare il velo ipocrita che dietro la fraseologia europeista nasconde gli interessi dei ricchi, delle banche, del capitalismo multinazionale.

Crediamo che tutte la classi sociali subalterne d’Europa abbiano interesse a liberarsi della gabbia liberista della Unione Europea. Per questo ci sentiamo uniti e vogliamo allearci in un fronte comune con tutte le forze democratiche e progressiste che in Europa stanno maturando una critica radicale a Euro e UE. Non intendiamo però aspettare una magica ora X, nella quale tutti i popoli si liberino assieme. Vogliamo cominciare qui e ora, anche perchè oggi l’Italia è il paese più  alla retroguardia nel confronto con i vincoli e con l’austerità europea.

I decenni berlusconiani e poi l’affermarsi del sistema di potere PD hanno allontanato l’italia dai grandi conflitti europei e così da noi c’è stato il più pesante e meno contrastato arretramento nelle condizioni sociali e di democrazia.

Proponiamo quindi la costruzione di una piattaforma sociale No Euro No Ue No Nato che abbia lo scopo di proporre una via alternativa alle politiche di austerità, autoritarismo, guerre e che dia forza nel respingere il ricatto economico, politico, psicologico esercitato dal potere finanziario attraverso la UE e l’Euro. Una piattaforma che serva come obiettivo politico generale, ma che sia anche strumento e riferimento delle lotte quotidiane. Una piattaforma che serva ai movimenti, ai sindacati, alle organizzazioni politiche, nelle lotte del lavoro, in quelle sociali e per l’ambiente. Una piattaforma non tanto  comune, ma IN comune tra forze che lottano e mantengono la loro identità  in pratiche di campi diversi.

La piattaforma sociale si articola e distribuisce in quattro capitoli principali:

1) Rottura della e con la UE e l’Euro, partendo dalla disdetta dei Trattati, condizione per politiche di eguaglianza sociale e di diverso sviluppo. Riconquista della sovranità  democratica dei popoli sulle scelte economiche partire dalla moneta. Nazionalizzazione delle grandi banche a partire dalla Banca Centrale, che deve essere dipendente diretta del potere del governo democratico. Questo per poter finanziare direttamente la spesa pubblica senza ricorrere al mercato finanziario. Revisione del debito pubblico accumulato. Pubblicizzazione dei grandi impianti strategici, delle reti, e dei beni comuni. Controllo dei capitali e lotta all’evasione fiscale a partire dalle grandi ricchezze. Rottura dei patti di stabilità e restituzione ai comuni e agli enti locali dei loro poteri democratici.

2) Priorità assoluta all’abbattimento della disoccupazione di massa e alla lotta alla povertà. Programmi di investimenti pubblici in alternativa alle grandi opere. Immediata cancellazione del programma Tav a partire dalla  Vallesusa. Riduzione generalizzata dell’orario di lavoro sostenuta da finanziamento pubblico. Reddito ai disoccupati. Ripubblicizzazione del lavoro nei servizi pubblici col superamento della catena degli appalti. Casa scuola lavoro per tutti, regolarizzazione dei migranti, cancellazione delle leggi che precarizzano il lavoro a partire dal Jobs Act.

3) Riconquista di un piena democrazia partecipata, affermando e sviluppando i principi della Costituzione Repubblicana del 1948, oggi cancellati dalle controriforme, da quella dell’articolo 81 a quelle del governo attuale. Oggi la Costituzione Repubblicana è stata soppressa in favore di un sistema autoritario e liberista, per questo parteciperemo alla campagna per votare No al prossimo referendum sulle riforme. Priorità alla lotta al sistema della corruzione politica ed economica e alle mafie. Riconquista della democrazia e delle libertà sindacali oggi messe in discussioni da accordi come quelli in Fiat o quello del 10 gennaio 2014. Difesa del diritto di sciopero e di quello a lottare e a manifestare per i diritti e per l’ambiente

4) Rifiuto di ogni politica e di ogni azione di guerra e sostegno alla modifica degli equilibri internazionali a favore di paesi a emergenti . In questo contesto è necessario un nuovo quadro politico ed economico in Europa che operi per l’unità tra tutte le sponde del Mediterraneo, unica alternativa alle guerre e alle migrazioni di massa. Priorità al sostegno alla liberazione del popolo palestinese dal dominio coloniale di Israele . Una politica di disarmo che parta dalla rottura della e con la NATO, dalla fine di ogni sostegno alla guerra in Ucraina, dal ritiro delle missioni militari in Afghanistan e nel Medio Oriente. Fine delle sanzioni alla Russia e delle guerre economiche, per nuovi equilibri tra Occidente, Brics, paesi in via di sviluppo. Per affermare ovunque i diritti dei popoli contro ogni sfruttamento imperialista e neo coloniale.

Questa proposta è la base di discussione per convocare un’assemblea pubblica per avviare la costruzione e lo sviluppo della piattaforma sociale in comune e delle necessarie mobilitazioni per sostenerla. In questo senso si propone anche la costituzione nellìassemblea di quattro gruppi di lavoro per sviluppare ed approfondire i punti di programma proposti.

L’assemblea è aperta a persone e organizzazioni antifasciste, anticapitaliste, antagoniste che, pur con diverse posizioni sui diversi punti qui proposti, condividano il giudizio di fondo di irriformabilità della Unione Europea e che vogliano costruire un’alternativa democratica e progressista ad essa.

L’appuntamento è a Roma, sabato 21 novembre, dalle 10.00 alle 17.00 per una ASSEMBLEA NAZIONALE presso il Centro Sociale Intifada Via Casalbruciato 15 (zona Tiburtina)

Per informazioni eurostop.it@gmail.com